Uno dei più grandi pensatori del nostro tempo, iniziatore dell’olismo, fondatore del Club di Budapest, candidato al premio Nobel.
Ha pubblicato oltre 70 libri. Nella vita e nella scienza ha sempre ricercato, secondo le sue stesse parole, “l’armonia”.
Lavora da oltre trenta anni per la diffusione di valori, prima attraverso i prodotti con cui ha creato il mercato del bio in Italia, ora attraverso social media che promuovono il rispetto dell'uomo e dell'ambiente. È l’Imprenditore Sociale dell’Anno 2008 del World Economic Forum.
Due protagonisti, due personaggi, affrontano insieme una nuova sfida: far partire l’espressione di un “pensiero collettivo”. Costruire in progress un grande libro che raccolga i contributi e le riflessioni di tante belle persone, icone che costituiscono il gotha del mondo dei valori. Per promuovere, informare, delineare insieme un nuovo stile di vita per tutti. Perché alla radice dei mali del mondo (global warming, desertificazione, sovrappopolazione etc.) c’è la mancanza di consapevolezza ma esiste anche una grande possibilità di cambiamento. Importante è curare gli effetti ma, prima di tutto, curarne le cause.
La parola dei coautori
Michael Gorbachev - Tornare alle basi
Un e-book come questo, dedicato a problemi globali che ci circondano, ci dà un orientamento con un linguaggio piano e logico, schierando una prova persuasiva dopo l’altra. Questo rende il nostro compito più facile. Un compito semplice. Tornare alle basi, comprendendo che i problemi globali non ci sono estranei. Sono problemi nostri. Ognuno di noi ne è toccato, non meno di quanto non lo siamo dalle cose quotidiane, ordinarie. Ed è così per ognuno di noi, che può non solo comprendere l’entità di questi problemi, ma anche fare qualcosa per superarli.
Il fatto è che con il passare del tempo un’intera piramide di problemi diversi si è accumulata in ogni parte del mondo: problemi sociali, politici, economici, culturali. Sono comparse contraddizioni nella società — in modi diversi in ogni paese, ma presenti allo stesso modo — generando conflitti e crisi. Perfino guerre. La relazione tra uomini e natura è diventata sempre più complessa e problematica. L’aria è diventata velenosa, i fiumi inquinati, le foreste decimate. Il numero delle contraddizioni sta crescendo, e stanno diventando più profonde. I sintomi di malessere nella società appaiono lampanti.
Gente di ogni dove comincia a mostrare malcontento per lo stato dei fatti e chiede cambiamenti. Sono sorti movimenti violenti, come scioperi, disordini di strada. La società è entrata in un periodo di crisi. Come si risolverà questa crisi?
Difficile predirlo.
Il male della società si riverbera su ogni singolo cittadino, esponendolo a nuova sofferenza. Il risultato finale può essere esplosivo, un bagno di sangue che nessuno vuole, anche se può accadere spontaneamente.
C’è un’altra via d’uscita, un nuovo sentiero oltre la crisi? Questo e-book ci dà una risposta: sì, c’è un’altra via. Non dobbiamo aspettare che la crisi sociale raggiunga pericolosi livelli d’allarme. Dobbiamo agire! Ogni persona può agire. Se ognuno facesse la sua parte, insieme potremmo compiere la missione. Possiamo esercitare pressioni su chi decide le politiche e i destini della società, spingendoli ad assumersi il compito di realizzare i cambiamenti necessari. Cambiamenti che non solo costituiranno una soluzione alla crisi, ma che ci mostreranno anche la via della sopravvivenza, di uno sviluppo salubre per le persone e la natura, e una migliore qualità della vita per tutti.
È ovvio che la comunità umana abbia raggiunto il punto in cui non si possono più lasciare scorrere gli eventi. È necessario compiere una virata, una svolta che cambi il carattere e il contenuto del concetto di sviluppo, a beneficio del genere umano. Siamo già consci del fatto che un cambiamento è realmente necessario. Ora dobbiamo capire cosa fare, esattamente, per evitare il peggio, e come si deve agire. Questo e-book ci aiuterà a valutare la situazione attuale del nostro pianeta e a trovare la strada da prendere.
Cenni biografici
Dal 1992 Mikhail Gorbaciov è Presidente dellaFondazione Internazionale Non-Governativa per gli Studi Socio-Economici e Politici (la Fondazione Gorbaciov), nonché Presidente di Green Cross International, di cui è stato fondatore nel 1992.
È stato insignito del premio Nobel per la Pace (1990), degli Ordini di Lenin, dell'Ordine della Bandiera rossa del Lavoro e dell'Insegna d'Onore.
Mikhail Gorbaciov è stato Presidente dell'Unione Sovietica dal 1990 al 1991 e Segretario Generale del Politburo del Comitato Centrale del Partito Comunista Sovietico dal 1985 al 1991.
È nato il 2 marzo 1931 a Privolnoye in Unione Sovietica (oggi parte della Russia). Cresciuto in questa regione, ha iniziato a lavorare e ha intrapreso la sua carriera politica nella città di Stavropol. Nel 1946 ha lavorato come operatore di macchina presso l'Istituto Agrario di Stavropol; successivamente si è trasferito all'Università Statale di Mosca dove si è laureato in giurisprudenza.
Di seguito è riportata una brevissima sintesi della rilevante carriera politica di Michail Gorbaciov nell'Unione Sovietica la cui trattazione riempie volumi di storia.
Mikhail Gorbaciov aderì al Partito Comunista dell'Unione Sovietica nel 1952 e venne eletto Primo Segretario del comitato locale del Komsomol (Lega dei Giovani Comunisti) di Stavropol (1955-1958). L'incarico gli consentì di crearsi una reputazione e di fare esperienza nella vita politica di Stavropol, e successivamente di essere eletto membro del Comitato Centrale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica (PCUS) nel 1971. Nel periodo tra il 1978 e il 1985 ricoprì l'incarico di Segretario per l'agricoltura del Comitato Centrale del PCUS. Fu anche Deputato del Soviet Supremo dal 1970 al 1990 e Presidente del Comitato Affari Esteri del Soviet dell'Unione negli anni 1984-85. Nel quinquennio 1985 -1990 fece parte del Presidio del Soviet Supremo dell'USSR e ne ricoprì la carica di Presidente nel periodo 1989-1990.
Mikhail Gorbaciov è stato sposato con Raissa Gorbaciova (1953 - 1999), ha una figlia e due nipoti.
Tra le sue numerose pubblicazioni:
A Time for Peace (1985, Tempo di pace)
The Coming Century of Peace (1986, Si avvicina un secolo di pace)
Speeches and Writings (1986, Scritti e discorsi)
Peace Has no Alternative (1986, La pace non ha alternative)
Moratorium (1986, Moratoria)
Perstroika: new thinking for our country and the world (1987, Perestrojka, Mondadori 1988)
The August Coup (1991, Il colpo di stato di agosto)
My Stand (1992, La mia posizione)
The Years of Hard Decisions (1993, Gli anni delle decisioni difficili)
Memoires (1995, Memorie)
On my Country and the World (1999, Sul mio paese e sul mondo)
C’è una visione comune dietro le mie opere, i miei libri, The Challenge of Africa, Taking Root, e lo sviluppo internazionale del Green Belt Movement. Si potrebbe chiamare “il potere degli alberi”, la loro funzione di far crescere e costituire una "cintura verde" e, attraverso ciò, di creare una rete. Nei libri ho raccolto le mie riflessioni su ciò che è successo durante la creazione di questo movimento, e ho constatato che si tratta di sfide che non coinvolgono solo il Kenya, bensì l’intera Africa.
In una prospettiva di cambiamento, ciò di cui mi sono accorta è che comincia a esserci una maggiore cooperazione tra i soggetti in gioco. La trasformazione del G8 in G20 avvenuta a Pittsburgh, con l’allargamento alle economie emergenti, è un segno di questa spinta all’inclusione. C’è una grandissima cooperazione nel modo col quale noi gestiamo i flussi economici e ci sarà sempre maggior controllo sulla gestione della finanza globale.
La gente può apprezzare il fatto che siamo sempre più interconnessi e collegati. Lo penso innanzitutto per quanto riguarda la nostra economia e penso che dobbiamo preoccuparci in quanto cittadini ovunque ci troviamo. Credo che quello che accade in una parte del mondo influenza inevitabilmente anche l’altra parte del mondo, così non possiamo dirci sicuri ovunque noi siamo. Sappiamo che il problema del tracollo finanziario è iniziato negli Stati Uniti d’America e anche prima sapevamo che influivano sulle persone di tutto il mondo, specialmente sui normali cittadini. Penso che noi cittadini dobbiamo essere più consapevoli e dobbiamo incoraggiare il nostro governo ad essere più vigile e attento cosicché proprio noi non rischiamo di essere colpiti negativamente da decisioni prese dai nostri leader finanziari.
Oggi c’è molta connessione. Possiamo vivere in paesi molto lontani gli uni dagli altri, per esempio in America, in Europa, nell’Est, in Africa, ma per ciò che riguarda le nostre vite, come nella gestione finanziaria, siamo molto interconnessi. E’ questo che sta avvenendo nel mondo: l’interconnessione.
Personalmente credo che la via alla felicità risieda nel supporto e nell’impegno. Credo che per essere felici dobbiamo essere impegnati in qualcosa e dobbiamo aiutare, dare beneficio e curarci del benessere dei nostri simili, gli esseri umani. Ma aggiungo e sottolineo che non siamo i soli ad abitare questo pianeta, ci sono anche altri: gli animali, le piante, gli uccelli. Risolvere i loro problemi, rispettare i loro habitat, essere sicuri che essi sopravvivano ed occuparci anche dei nostri simili esseri umani rappresenta solo una delle tappe del raggiungimento della felicità.
Insomma, secondo me la via alla felicità e risiede proprio nella connessione, nell’impegno e nel supporto.
Cenni biografici
Wangari Muta Maathai è nata a Nyeri, Kenya nel 1940. È stata la prima donna dell’Africa centro-orientale ad arrivare alla laurea: in scienze biologiche, alla Mount St. Scholastica College di Atchison, Kansas (1964), arrivando poi al Master of Science dell’University of Pittsburgh (1966) con dottorati in Germania e a Nairobi, in veterinaria. Diviene capo del Dipartimento di Veterinaria dell’Università di Nairobi dal 1976, anche qui la prima donna a ottenere questa carica. Prima attivista poi capo del National Council of Women del Kenya dal 1976 al 1987, viene per questo chiamata sovversiva, arrestata, torturata. Nell’ambito di quell’esperienza politica nasce l’idea del piantare alberi come strumento di economia domestica (procurarsi legna da ardere), di ecologia (arginare la desertificazione) e d’emancipazione femminile: dare alla donne un ruolo utile e redditizio, valorizzando il loro sapere, le promuove socialmente.
Fonda nel 1976 il Green Belt Movement che, dall’anno della sua nascita, ha assistito le donne prima del Kenya e poi di tutta Africa in un’opera unica al mondo: più di 30 milioni di alberi piantati intorno alle città, alle scuole, alle chiese.
Per questa campagna ha ricevuto il premio Nobel per la Pace, nel 2004.
È la prima donna africana a ricevere l’onorificenza. Il “Time” le ha domandato qual è la relazione tra la pace e l’ambiente: “Molte delle guerre sono combattute per le risorse: nel Medio Oriente, petrolio e acqua. Qui in Africa, abbiamo minerali, diamanti, terreni, legname. Ciò che sta facendo il Comitato del Nobel è andare ‘oltre’ la guerra e capire cosa può fare l’umanità per prevenirle. La gestione sostenibile delle nostre risorse naturali promuoverà la pace”.
Publications:
The Green Belt Movement: sharing the approach and the experience (1985)
The bottom is heavy too: even with the Green Belt Movement : the Fifth Edinburgh Medal Address (1994)
Bottle-necks of development in Africa (1995)
The Canopy of Hope: My Life Campaigning for Africa, Women, and the Environment (2002)
Unbowed: A Memoir (2006)
Reclaiming rights and resources women, poverty and environment (2007)
Rainwater Harvesting (2008)
State of the world's minorities (2008)
The Challenge for Africa (2009)
Adolfo Pérez Esquivel - Nessuno può essere felice da solo
Al World Venice Forum 2009 che ho presieduto abbiamo lavorato su più livelli d’intervento: il primo, scientifico, consiste nell’analisi della situazione mondiale dell’ambiente e delle cause dei problemi ambientali. Il secondo, economico, indaga sull'economia, ci sono ancora imprese che privilegiano il guadagno a tutti i costi rispetto alla tutela della vita degli uomini. Il terzo livello – vitale per i nostri scopi – è quello di creare una coscienza nelle persone sul tema del rispetto dell’ambiente.
A livello giuridico ci aspetta una sfida ancora più importante: vogliamo spingere per creare leggi sovranazionali che sanzionino coloro che provocano disastri ambientali e per questo è necessario creare una corte internazionale capace di punire in tutto il mondo chi vìola i diritti ambientali e umani.
Ma la protezione della natura passa prima dall’educazione, che è fondamentale: bisogna far prendere coscienza dell’ambiente con politiche pubbliche, statali, giuridiche... con nuove politiche educative.
Per quanto riguarda la crisi, noi in America Latina viviamo in una crisi permanente, la crisi è… come una sorella. La crisi mondiale dell'autunno 2008 ha creato una situazione immorale e ingiusta: i governi europei e americani stanno salvando le banche e le imprese multinazionali e si preoccupano meno dei loro popoli. Ma di che crisi si sta parlando quindi? Di cosa ci stiamo occupando davvero? Della crisi delle banche e delle imprese, o dei popoli?
Nelle alte sfere delle istituzioni dei governi non ravviso alcun tipo di cambiamento. Gli unici cambiamenti che si possono realizzare partono dal basso. Attraverso la reazione dei popoli, delle organizzazioni, le proteste delle persone, potremo arrivare a un vero cambiamento, sociale, culturale, politico. Culturale! Con una nuova coscienza di partecipazione del popolo, arriveremo a un cambiamento sociale, politico, economico.
Un poeta francese, Raoul Follereau, disse “nessuno può essere felice da solo". La felicità è condividere, con le altre persone, così come con la comunità, con il nostro popolo. Una ricetta è ristabilire l’equilibrio. Equilibrio con noi stessi, equilibrio con con la comunità, equilibrio con madre natura, equilibrio con il cosmo, con Dio. E siccome nessuno può dare quello che non ha, se noi non abbiamo la pace interiore non possiamo dare pace agli altri, né condividerla. L ’importante è condividere.
Cenni biografici
Adolfo Maria Pérez Esquivel (Buenos Aires, 26 novembre 1931) è un pacifista argentino. Architetto e scultore, ha frequentato l’Escuela Nacional de Bellas Artes e l’Universidad Nacional de La Plata. Per venticinque anni ha insegnato architettura sia alle scuole secondarie che a livello accademico.
Negli anni Sessanta, Perez Esquivel inizia a collaborare con alcuni gruppi pacifisti di cristiani latinoamericani. Nel 1974 lascia l’insegnamento per dedicarsi interamente all’assistenza ai poveri e alla lotta contro le ingiustizie sociali e politiche, attraverso la prassi del metodo della non violenza.
Dopo il colpo di Stato di Jorge Rafael Videla, ha contribuito alla formazione di “El Ejercito de Paz y Justicia” un’associazione di difesa dei diritti umani che si è prodigata anche per assistere le famiglie delle vittime del regime e della guerra delle Falklands. Viene arrestato nel 1975 dalla polizia brasiliana e incarcerato in Ecuador. Nel 1977 viene fermato dalla polizia argentina che lo tortura e lo tiene in stato di fermo per 14 mesi senza processo. In prigione, riceve il Memoriale della Pace di Papa Giovanni XXIII. Nel 1980 viene insignito del Premio Nobel per la Pace. Nel 1999 riceve anche il Premio Pacem in Terris. Nel 1995 pubblica Caminando junto al Pueblo, il racconto della sua esperienza. Dal 2003 è presidente della Lega internazionale per i diritti umani e la liberazione dei popoli. È inoltre membro del Tribunale popolare permanente.
Oggi è animatore della International Academy of Environmental Sciences (IAES), con sede a Venezia, che il 2 e 3 ottobre 2009 ha ospitato il World Venice Forum sul tema “La salute del pianeta Terra. Disastri ambientali: irresponsabilità e tutela” a sostegno della creazione di una Corte Penale Internazionale dell’Ambiente.
Publications
Lucha no violenta por la paz (Le Christ au Poncho), Editions du Centurion - París.
Una Gota de Tiempo. Crónica entre la angustia y la esperanza. Ediciones Op Oloop.
Caminar Junto a los Pueblos. Experiencias no violentas en America Latina. Publicado por Ideas Instituto de Estudios y de Acción Social. Lugar Editorial.
Titel, Jezus in poncho. Impressum, Amersfoort, De Horstink, 1983.
Una Gota de Temps. Crònica entre l´angoixa i l´esperança, Pròleg d´Arcadi Oliveres.
Presentación del Premio nobel de la Paz. Serpaj Panamá. Acto realizado en el Paraninfo Universitario de la Universidad de Panamá. 13 de febrero de 2004. Conferencia Magistral sobre desafíos en la construcción de una cultura de paz.
Conferencia con motivo de la entrega del Título Doctor Honoris Causa otorgado por la Universidad Nacional de Río Cuarto, 2001
Opera Artistica
Via Crucis | Monumento a la memoria combarro | Catedral de Riobamba, Ecuador…
Shirin Ebadi - La democrazia come pietra basilare per la pace
Io mi sono votata alla lotta per i diritti umani, in particolare per quelli delle donne. E sono in Iran, dove i diritti umani vengono violati di continuo, specialmente dopo le ultime elezioni. Molti dei nostri studenti adesso si trovano in carcere. Solo stamattina, mentre rilascio queste dichiarazioni, ho avuto notizia di quindici studenti arrestati.
Il popolo iraniano non è contento del risultato delle elezioni del giugno 2009. Alla riapertura delle università, a fine settembre, ci sono state altre manifestazioni. E un cospicuo numero di studenti sono stati arrestati.
[contestualizzazione su Iran / mondo] E' in atto un cambiamento? Qualcosa sta cambiando? Io so una cosa: che la gente ottiene quello che vuole, e lo otterrà. Non so quando. Per la complessità della situazione sociale, non è possibile dare una data. Le forze in gioco sono molte.
Ma so che tutto quello che può cambiare, ogni cambiamento, deve partire dalla gente.
La strada verso la felicità è una sola, e passa dalla democrazia. Democrazia significa che la maggioranza governa, però anche che la maggioranza che ottiene il successo perché è stata votata poi non può fare ciò che vuole. Deve rispettare i limiti della democrazia. Non dobbiamo dimenticare che molti dittatori sono arrivati al potere in modo democratico.
È il rispetto dei diritti umani la pietra fondamentale per la democrazia. I governi non diventano legittimi soltanto perché votati dalla maggioranza. Devono rispettare i limiti imposti dalla democrazia. La prima condizione per la pace è proprio la democrazia.
Cenni biografici
Giudice, avvocato e pacifista iraniana (n. 21 giugno 1947), nel 2003 è la prima iraniana e la prima donna musulmana a ottenere il Premio Nobel per la pace.
Dal 1965 studia giurisprudenza presso l'università di Teheran e partecipa agli esami per diventare magistrato. Comincia la sua carriera nella primavera del 1969 fino a presiedere dal 1975 al 1979 una sezione del tribunale di Tehran.
Dopo la Rivoluzione Islamica del 1979 è costretta, come tutte le donne giudice, ad abbandonare la magistratura e solo dopo ampie proteste riebbe una possibilità di collaborazione al tribunale con il ruolo di “esperta di legge”. Shirin Ebadi considerò intollerabile questo demansionamento, ma per alcuni anni la sua attività fu limitata alla pubblicazione di libri e articoli. Solo nel 1992 ottiene l’autorizzazione a operare come avvocato, aprendo uno studio proprio.
Nel 1994 fonda un'associazione non-governativa della quale è tuttora dirigente, la Società per la protezione dei diritti dei bambini.
Si occupa spesso, come avvocato, di casi di dissidenti in conflitto col sistema giudiziario iraniano, che resta uno dei bastioni dell’ala di governo più conservatrice, o come parte civile in processi contro membri dei servizi segreti iraniani.
Attualmente è docente presso l’Università di Tehran e attiva sostenitrice dei movimenti per i diritti femminili e dei bambini. Vive a Tehran con il marito e le due figlie. Di recente le minacce alla sua vita si sono, secondo le sue stesse parole, “intensificate”.
Publications (only translated in english)
History and Documentation of Human Rights in Iran, 2000
The Rights of the Child. A Study of Legal Aspects of Children's Rights in Iran, Teheran, 1994
Iran Awakening: A Memoir of Revolution and Hope, New York 2006
Democracy, human rights, and Islam in modern Iran: Psychological, social and cultural perspectives, Bergen, 2003
Refugee Rights in Iran, Saqi Books, 2008
Lester Brown - Ciò che serve: una svolta copernicana
Nel 1543 l’astronomo polacco Niccolò Copernico pubblicò “La rivoluzione delle sfere celesti”, sfidando la concezione secondo cui il sole gira intorno alla Terra e affermando invece che è la Terra a ruotare intorno al sole. Il suo nuovo modello di sistema solare diede inizio a discussioni sconfinate tra scienziati, teologi, pensatori. La sua proposta alternativa al precedente sistema tolemaico con la Terra al centro dell’universo condusse a una rivoluzione anche del pensiero, verso una nuova visione del mondo.
La questione ora non è come ruotano le sfere celesti, ma è stabilire se l’ambiente è parte dell’economia o è l’economia a essere parte dell’ambiente. Gli economisti vedono l’ambiente come un sottoinsieme dell’economia. Gli ecologisti vedono l’economia come un sottoinsieme dell’ambiente.
Come la concezione tolemaica del sistema solare, l’attuale concezione degli economisti confonde la comprensione del nostro mondo moderno. Si è creata un’economia non in sintonia rispetto all’ecosistema da cui dipende.
Le teorie economiche e gli indicatori economici non stanno spiegando come e quanto l’economia stia interferendo con i sistemi naturali della Terra, danneggiandoli. Le teorie economiche non spiegano perché l’Artico si sta sciogliendo. Non spiegano perché i terreni verdi si trasformano in deserti in tutta la Cina nordoccidentale, perché le barriere coralline si stanno essiccando nel Sud Pacifico, perché l’industria ittica del merluzzo sia al collasso. Né spiegano perché ora ci troviamo nelle fasi iniziali di una delle maggiori estinzioni di massa di animali e vegetali dall’epoca dei dinosauri 65 milioni di anni fa.
Ciononostante l’economia rimane essenziale per misurare i costi, per la società, di questi eccessi.
Le prove che l’economia sia in collisione con i sistemi naturali della Terra possono essere desunte dalle prime pagine dei giornali, che quotidianamente riportano crolli della pesca, foreste rase al suolo, erosione dei suoli, deterioramento dei terreni, deserti in espansione, livelli di anidride carbonica in aumento, eventi meteorologici disordinati, temperature in salita, uragani sempre più distruttivi, scioglimento dei ghiacciai , aumento dei livelli delle acque del mare, morte dei coralli, specie che si estinguono. Questi trend rimarcano un attrito sempre maggiore tra economia ed ecosistemi naturali e cominciano a prospettare costi economici molto alti. In alcuni punti, questo potrebbe sovrastare le forze globali del progresso, portando al declino economico.
Questi trend notevolmente in ascesa suggeriscono che se il comportamento del sottosistema ‘economia’ non è compatibile con il comportamento del sistema maggiore - l’ecosistema terrestre - entrambi ne soffriranno. I recenti eventi economico-finanziari portano a domandarsi se stiamo assistendo alle conseguenze di un'economia divenuta troppo grande rispetto al suo rapporto con la natura.
Più grande diviene l’economia rispetto all'ecosistema, più sarà contro ai limiti naturali del pianeta e più distruttiva sarà la sua incompatibilità.
La sfida, per la nostra generazione, è invertire questi trend prima che il deterioramento dell’ambiente porti a un declino economico di lungo termine, come è già successo a tante antiche civiltà.
Un’economia ecologicamente sostenibile - un’eco-economia - richiede la formulazione di una politica economica nella cornice di principi ecologici, con economisti ed ecologisti che lavorano insieme per dare forma alla nuova economia.
Gli ecologisti sanno che ogni attività economica, così come ogni forma di vita, dipende dall’ecosistema della Terra, - il complesso delle specie viventi che vivono insieme interagendo l’una con l’altra e con il rispettivo habitat. Milioni di specie in un intricato equilibrio, una trama di catena alimentare, cicli nutritivi, il ciclo idrogeologico, e il sistema climatico. Gli economisti sanno come tradurre gli obbiettivi in una politica d’azione efficace.
Così come aver riconosciuto che la Terra non era al centro del sistema solare ha condotto a progressi in astronomia, in fisica e nelle scienze correlate, così riconoscere che l’economia non è al centro del nostro mondo crea le condizioni per un progresso sostenibile, che porta al miglioramento delle condizione umana. Dopo che Copernico delineò la sua rivoluzionaria teoria, ci sono stati due differenti reazioni. Quelli che insistevano con la concezione tolemaica vedevano il mondo in un modo, coloro che accettarono la visione copernicana ne vedevano uno alquanto diverso. La stessa cosa si verifica oggi, con due punti di vista così diversi tra economisti ed ecologisti.
Queste divergenze tra ecologia ed economia sono fondamentali. Per esempio, gli ecologisti si preoccupano dei limiti, mentre gli economisti tendono a ignorare i vincoli. Gli ecologisti, prendendo come ispirazione la natura, pensano in termini di ‘cicli’. Mentre gli economisti sono più propensi a pensare linearmente, o in modo curvilineo. Gli economisti ripongono la loro fede nel mercato, mentre gli ecologisti spesso difettano nella sua adeguata comprensione.
Le divergenze di vedute tra economisti ed ecologisti in questo inizio secolo non potevano essere più ampie.
Gli economisti guardavano alla crescita senza precedenti dell’economia globale, degli investimenti e del commercio internazionale come una promessa di prosperità, nel futuro. Facevano notare, con giustificato orgoglio, che le dimensioni dell’economia globale erano settuplicate dal 1950 a oggi, dai 6 triliardi di dollari in beni e servizi ai 43 triliardi nel 2000, sospingendo gli standard di vita a livelli nemmeno sognati, prima d’ora.
Di fronte alla medesima crescita gli ecologisti hanno realizzato che era il prodotto della combustione di enormi quantità di combustibili fossili il cui prezzo era artificialmente basso, in un processo destabilizzante per il clima globale.
Gli economisti confidano nel mercato come guida per le loro decisioni. Rispettano il mercato perché è capace di allocare risorse con un’efficienza che un pianificatore centrale non raggiungerà mai (come gli ex-sovietici hanno imparato, a caro prezzo). Gli ecologisti vedono il mercato con meno timore reverenziale, perché si sono accorti che il mercato non sempre dice la verità. Per esempio, comprando un litro di benzina, i consumatori in effetti pagano l’estrazione del petrolio dai giacimenti, il processo di raffinazione e il trasporto verso la stazione di servizio. Ma non pagano i costi che ricadono sulla salute pubblica, le cure delle malattie respiratorie da inquinamento, né i costi dello sconvolgimento climatico.
Abbiamo creato un’economia in conflitto con il proprio sistema di supporto, cosa che sta velocemente impoverendo il capitale naturale della Terra, spingendo l’economia globale in una sfida ecologica che porterà inevitabilmente al declino economico. L’attuale economia non può sostenere il progresso economico; non ci può portare dove vogliamo andare.
Così come Copernico ha formulato una nuova visione astronomica dopo diversi decenni di osservazioni della sfera celeste e di calcoli matematici, anche noi possiamo formulare una nuova visione economica mondiale basata su diversi decenni di osservazioni scientifiche e analisi ecologiche. Una stabile relazione tra l’economia e l’ecosistema terrestre è essenziale per sostenere il progresso economico.
Nonostante il fatto che l’idea di integrare l’economia nell’ecologia possa sembrare radicale a molti, stanno crescendo le prove che questo sia l’unico approccio che riflette la realtà.
Quando l’osservazione non supporta più la teoria, è ora di cambiare la teoria - ciò che lo storico della scienza Thomas Kuhn chiama “rivoluzione di paradigmi”. Se l’economia viene reintegrata come sottosistema dell’ecosistema Terra, la formulazione della politica economica che prevarrà è quella che rispetta i principi dell’ecologia.
La buona notizia è che gli economisti stanno cominciando a fare attenzione ai risvolti dell’ecologia. Per esempio, circa 2.500 economisti - inclusi otto premi Nobel - hanno appoggiato l’introduzione della carbon tax come misura per stabilizzare il clima. Sempre più economisti cercano nuove strade per far dire al mercato la verità sull’ambiente.
Il modello economico-industriale attuale non può sostenere il progresso economico. Negli sforzi a breve termine per puntellare l’economia globale, così come è strutturata, si stanno ulteriormente intaccando i capitali naturali.
Spendiamo troppo tempo a preoccuparci del deficit economico, ma è il deficit ecologico che mette a rischio il futuro economico a lungo termine. Il deficit economico è ciò che ci scambiamo l’uno con l’altro. Il deficit ecologico è ciò che sottraiamo alle generazioni future.
Lester Brown
Cenni biografici
Lester R. Brown è fondatore e presidente dell’Earth Policy Institute, un’organizzazione interdisciplinare il cui scopo è elaborare un piano per un futuro sostenibile e un percorso che indichi come arrivarci. Ha contribuito alla definizione del concetto di sviluppo sostenibile trent’anni fa, idea alla base del progetto di eco-economia che da tempo propugna. È stato fondatore e presidente del Worldwatch Institute, il più autorevole osservatorio sui trend ambientali del nostro pianeta. Nel corso della sua carriera ha pubblicato più di 50 libri, tradotti in oltre 40 lingue, e ha ricevuto 24 lauree honoris causa. È stato definito dal Washington Post come “uno dei pensatori più influenti del mondo”.
Deepak Chopra - Svoltare verso il nuovo mondo
Noi stiamo già vivendo in due mondi. Un mondo va avanti per inerzia dal passato — come un grande panfilo sulle acque del mare — mentre l’altro mondo compie passi verso l’ignoto — come un bimbo che s’addentra in un bosco per la prima volta. Sulle prime pagine dei quotidiani e sui telegiornali serali, il primo mondo fa la parte del leone. Una nuova crisi acuisce quelle di ieri in Africa o nel Medio Oriente. Una nuova emergenza umanitaria oltraggia la sensibilità di una società distratta e distante. Una guerra rimpiazza l’altra.
Nonostante questi eventi si reiterino similarmente, vanno a costituire le news del mondo, così come ce l’offrono i mass media. Questo mondo d’inerzia e di non-cambiamento è ingannevole. Ben oltre le notizie portate dalla crisi, un altro mondo sta sorgendo.
Il primo mondo è un bastione solido e, sembra, inespugnabile, anche se dietro di esso la gente comincia a non sentirsi più protetta. Le persone cominciano a sognare una svolta nella consapevolezza, una rivoluzione che è sufficiente evocare, che avrà inizio. I fatti, gli eventi materiali, non sono altro che lo schermo esteriore della consapevolezza. Porre attenzione solo al mondo dell’inerzia e del non-cambiamento è come crogiolarsi in un’illusione. L’imponente marcia annuale dell’esercito sovietico del 1980 nella Piazza Rossa non faceva presagire che il sistema comunista stava per collassare. Armi, guerre, disastri ecologici, avidità e corruzione sfrenate, città con grattacieli che sorgono come funghi, un diluvio di pesticidi e inquinamento, torme di rifugiati che si spostano senza patria e senza meta, regimi tirannici che diffondono violenza senza controllo, pandemie: sono frutti di una consapevolezza stolida e incapace di sollevarsi dai problemi che essa stessa ha creato.
Fortunatamente, il secondo mondo - il mondo del cambiamento tempestivo - è in bilico per salvare il primo mondo. Coloro che non hanno niente, casa, ricchezze, sicurezza, si stanno sollevando e la loro domanda di prosperità è insopprimibile. Il materialismo ha raggiunto il suo apogeo storico e declinerà o si autodistruggerà attraverso un’accelerazione verso il degrado ecologico. Dal punto di vista del primo mondo, ci sono problemi talmente preoccupanti e sovrastanti che la risposta dei governi è stata o di guardare dall’altro lato, o di attuare riforme poco più che simboliche. Dalla prospettiva del secondo mondo, non sorprende che i governi siano bloccati, perché non ci si può aspettare che le politiche che hanno causato la spoliazione della Terra possano ora rigenerarla, qualunque cosa si decida di fare o di non fare.
Tra i loro molti punti chiave, Ervin Laszlo e Marco Roveda dichiarano che dobbiamo trovare una nuova via per essere felici. Per me, questo è il punto più profondo e saliente. Quando una casalinga americana guida la sua auto verso il supermarket, compra cibo raffinato e processato impacchettato brillantemente, butta fuori la spazzatura e spruzza una bomboletta di insetticida per uccidere gli afidi delle rose del giardino, nessuna delle sue azioni le sembra distruttiva — sta semplicemente compiendo quelle azioni ordinarie che fanno parte della sua ricerca della felicità. Ma una felicità basata su rifiuti, sostanze tossiche, combustibili fossili e consumismo — il paradiso che ci è stato prefigurato dalla fine della seconda Guerra mondiale — è insostenibile.
Possiamo ancora permetterci le massicce forze militari che servono a zittire il 90 per cento dell’umanità in modo che il privilegiato 10 per cento possa propalare l’attuale visione del mondo. Ma, chiarito questo, il futuro sembra terribile. Per questo giunge come un conforto questo e-book per un cambiamento consapevole che vada oltre la superficialità del pessimismo o dell’ottimismo, e che propone invece un nuovo modo di ricercare la felicità.
Senza dubbio l’antiquato mondo del materialismo va sempre più verso l’infelicità, attraverso l’inquinamento, la sovrappopolazione, la mancanza di cibo e acqua, la perdita degli habitat naturali: una consistente percentuale della popolazione mondiale sperimenta già queste scarsità. Un tempestivo cambiamento attraverso una svolta nella coscienza può portarci verso un nuovo modello di felicità basato sui principi della più alta consapevolezza.
Qui si parla di un nuovo mondo da costruire sulla realizzazione interiore. Un simile mondo è possibile, come mostra questo e-book, e infatti sta già nascendo nei cuori di milioni di persone.
Deepak Chopra
Cenni biografici
Fin dagli inizi degli anni '80 Deepak Chopra, medico laureato, ha fuso con successo le sue eccellenti credenziali come endocrinologo con l'esplorazione dei processi di guarigione - un modello da lui battezzato "Quantum Healing". Stabilitosi in Usa, nel 1984 ha contribuito in modo decisivo alla diffusione della medicina Ayurvedica, anche come presidente dell’American Association of Ayurvedic Medicine.
La grandezza del suo messaggio sta nella ricerca di un possibile dialogo tra le culture terapeutiche, nell’individuazione dei tratti comuni tra antiche saggezze e risorse moderne. Un modello applicabile non solo alla salute, ma anche alla società.
Su questo è chiamato a svolgere conferenze in tutto il mondo, dalle maggiori compagnie all’Oms di Ginevra, all’Onu, alla London's Royal Society of Medicine e in molti istituti medici americani. Ha introdotto come moderatore lo State of the World Forum, con ospiti quali Mikhail Gorbachev e Oscar Arias, già presidente del Costa Rica e premio Nobel per la Pace. Il magazine “Esquire” lo ha indicato come uno dei migliori speaker motivazionali d’America; ha ricevuto nel 1995 con Nelson Mandela il premio Toastmasters International Top Five Outstanding Speakers e, successiavamente, l’Einstein Award dell’Albert Einstein College of Medicine in collaborazione con l’American Journal of Psychotherapy. Dal 2005 è Senior Scientist della Gallup Organization.
È famoso anche come prolifico autore di oltre 50 libri e più di 100 opere audiovisive, tradotti in 35 lingue. Il libro Peace Is the Way (Harmony Books) ha vinto il Quill Award, The Book of Secrets: Unlocking the Hidden Dimensions of your Life was ha ricevuto il Nautilus Award. Tra I suoi besteseller, The Spontaneous Fulfillment of Desire: Harnessing the Infinite Power of Coincidence; Buddha: A Story of Enlightenment; The Chopra Center Herbal Handbook: Forty Natural Prescriptions for Perfect Health. Chopra è regolarmente protagonista di programmi televisivi per la PBS.
Oggi è fondatore del Chopra Center for Wellbeing a Carlsbad, in California. Questo centro è una piattaforma concreta per l’espansione del suo approccio alla guarigione, che integra l’eccellenza della medicina occidentale con le medicine tradizionali e naturali.
Insieme con Oscar Arias, Betty Williams e altri, Chopra ha presieduto la fondazione dell’Alliance for a New Humanity, tesa a creare una “massa critica” di consapevolezza nel mondo per conseguire giustizia sociale, libertà economica, equilibrio ecologico e soluzione dei conflitti.
Fritjof Capra - Il Tao della sostenibilità
Ho appena pubblicato una nuova opera su Leonardo Da Vinci, un pensatore che ha sviluppato una scienza di forme organiche, di schemi di relazioni, di processi, una scienza di qualità. Nel libro precedente offrivo un riassunto del suo metodo, la sua vita, le sue conquiste scientifiche; qui vado più in profondità in una disciplina, la Botanica, per descrivere esattamente le idee principali di questa scienza di qualità.
In Leonardo, la vita sta al centro della scienza. Ci sono molti libri sulla scienza leonardesca, ma questo, posso dirlo, nessuno l’ha detto prima di me, è veramente una scoperta che ho fatto. In fondo, Leonardo si domanda sempre “cos’è la vita”, il mistero della vita, la natura della vita; quando parla dell’acqua ne parla come matrice della vita, del nutrimento (e noi oggi sappiamo che è così, per le cellule). Quando parla delle rocce, modellate dall’acqua, ne parla come le ossa della Terra, che è un sistema vivente. Quando parla delle piante ne studia la morfologia, la forma, i processi metabolici sottostanti…
La scienza di Leonardo è rilevante per i tempi in cui viviamo, per molte ragioni. Una è che Leonardo fu un pensatore sistemico. Pensava in termini di relazioni, di contesto, di processi. “Comprendere” qualcosa, per lui, voleva sempre dire “collegare” quel qualcosa con altri fenomeni, in altre discipline.
È proprio quello di cui abbiamo bisogno oggi, perché le nostre scienze sono frammentate, incapaci di affrontare i problemi che abbiamo.
In questo momento storico, in una visione di contesto, è necessario un cambiamento. Noi lo stiamo vivendo. Un cambiamento enorme. Perché affrontiamo una sfida enorme: forse non ce la facciamo. Ci sono buoni argomenti secondo cui l’umanità potrebbe non farcela nei prossimi cinquant’anni.
Mi sono interessato moltissimo al tema del cambiamento, ho scritto libri su questo soggetto.
In un momento di crisi finanziaria ed economica, è molto importante riconoscere che le banche non stanno al centro dell’economia. È il benessere umano che deve stare al centro dell’economia, e la base deve essere la Terra, l’ecologia.
Noi invece abbiamo un’economia “banca-centrica”. Una giornalista americana, Arianna Huffington, che dirige un frequentatissimo giornale online, sostiene che oggi è come se ci trovassimo nel vecchio sistema tolemaico in cui tutto ruota intorno a una concezione errata, e si spendono complicatissime iperboli per giustificare questo sistema. Ma ciò che è falso è la cosmologia. Oggi vogliono salvare l’economia e si concentrano sulle banche, ma non è l’economia che gira intorno alle banche, sono le banche che devono servire l’economia, servire la gente.
Io penso che a partire dagli anni Sessanta ci siamo stufati del materialismo esagerato, del consumismo, di una vita senza altri valori che il consumo, senza spiritualità. Infatti, proprio negli anni Sessanta è partita un’ondata di interesse su yoga, meditazione, filosofie orientali. Negli anni Settanta sono subentrati il femminismo e l’ecologismo, temi portanti di una vita alternativa. Abbiamo scoperto una comunità alternativa che in America è stata chiamata “controcultura”, all’inizio. E quella comunità alternativa s’è poi sviluppata in ciò che vediamo oggi nella società civile globale, con tutti i siti e i collegamenti elettronici, che deriva idealmente da quelle comunità anni Sessanta.
Lì abbiamo scoperto che la vita di relazione è la vita che può darci la più grande soddisfazione.
Sta cambiando innanzitutto la consapevolezza che non siamo soli, nel mondo, che siamo tutti intrecciati, tutti collegati. La metafora centrale della società globale è la rete. Quando insegno ai bambini che la rete è lo schema d’organizzazione principale dei sistemi viventi, lo trovo facilissimo. Loro sono cresciuti con Internet, i telefonini, Facebook… sono reti: sanno che siamo in reti sociali. Negli ecosistemi è la stessa cosa. Sono comunità di piante, animali, microrganismi organizzati in reti.
Quando insegno, nella mia organizzazione di formazione ecologica, il Center for Ecoliteracy di Berkeley, in California, delineo un collegamento tra le comunità ecologiche e le comunità umane. Infatti è un po’ lo stesso concetto del “network”: la rete sociale è un denominazione scientifica di quello che noi chiamiamo comunità nella vita di tutti i giorni.
Quindi, cosa possiamo fare per essere veramente soddisfatti, per essere felici? Stare con gli amici. Andare in cammino nella natura. Mangiare un buon piatto in buona compagnia… E tutte queste cose costano poco o niente. Perché sono i piaceri del vivere in relazione. In una comunità.
Noi apparteniamo già a una comunità. Quando sono stato a un simposio di premi Nobel sul clima, a Londra, ho incontrato Wangari Maathai, una premio Nobel africana, fondatrice del Green Belt Movement, famosissima. Io non la conoscevo personalmente. Ci siamo seduti accanto, a cena, e sapevamo già qual era il pensiero uno dell’altro.
Facciamo parte della comunità della sostenibilità. E dobbiamo allargarla. Dobbiamo comunicare agli altri che stiamo bene, che siamo felici. È vero, lavoriamo molto, perché si deve fare, ma ci realizziamo molto, siamo gratificati.
Dobbiamo far capire alla gente che quando si vive nella sostenibilità si vive bene. Non sono gli oggetti che simbolizzano il potere, la ricchezza. Sono le relazioni. Io ho un’auto, una Prius ibrida, ma vado anche in bicicletta, vado a piedi, mi organizzo per lavorare da casa. E vivo molto bene, con gli amici, in comunità, senza consumi sproporzionati. Se oggi mi si chiedesse di indicare un esperto in qualsiasi campo, con due o tre e-mail, in un’ora, potrei rispondere: perché sono parte di una rete globale. Questo è il nostro potere.
Cenni biografici
Laureato in fisica all’Università di Vienna, ricercatore nel campo della fisica delle alte energie, Fritjof Capra è stato il primo a esplorare i legami tra scienza, implicazioni filosofiche e matrici di sapienza antica.
È l’autore de Il Tao della fisica (1975). Il libro ha venduto un milione e mezzo di copie in tutto il mondo, tradotto in oltre ventiquattro lingue.
È l’uomo che ha letto un testo cinese del 1200 d.C. intravvedendone una spiegazione del bootstrap quantistico.
È l’uomo che ha messo a confronto gli scritti di Oppenheimer con quelli delle Upanisad (i libri indiani più antichi del mondo).
È il pensatore che trent'anni fa (Il punto di svolta, 1982) ha preconizzato l’arrivo dell’attuale crisi energetica, l’iperbole dell’epoca dei combustibili fossili. E ha desunto dall’irrigidirsi delle strutture sociali e valoriali l’indizio dell’emergere di “nuovi modelli di evoluzione culturale”.
Il Tao della fisica. Il punto di svolta. La rete della vita e La scienza della vita: dopo aver dato alle stampe un libro ogni otto anni, ognuno fondamentale, basilare, storico, negli ultimi anni si è dedicato a nuove rêveries culturali. Ha fondato il Center for Ecoliteracy a Berkeley in California, si è dedicato a spiegare ai bambini i cicli della natura attraverso la coltivazione di orti scolastici (Ecoalfabeto, 2006) e ha rivisitato il genio di Leonardo Da Vinci come pioniere dell’olismo (con i volumi La Scienza di Leonardo, 2007, e col fresco di stampa La Botanica di Leonardo, per i tipi di Aboca).
Bibliografia:
Il Tao della fisica, Adelphi, 1982 (The Tao of physics, 1975)
Il punto di svolta, Feltrinelli, 1984, (The turning point, 1982)
La rete della vita, Rizzoli, 2001,
La scienza della vita, Rizzoli, 2002
La scienza universale. Arte e natura nel genio di Leonardo, Rizzoli, 2007
Ecoalfabeto, Stampa alternativa, 2007 a Impatto Zero®
Steve Killelea - Verso il ministero della pace globale
L’umanità ha di fronte una delle più grani sfide della sua storia economica, della sua storia ecologica, della sua storia sociale, della sua storia finanziaria. Un cambiamento così tumultuoso può fornire un’opportunità unica per noi, per riconsiderare e ridefinire temi essenziali per la nostra sopravvivenza. Come la pace.
Durante questi ultimi venti anni l’umanità è entrata in una nuova epoca, ed è stata a ciò condotta dalla convergenza di molti diversi fattori.
Sono stati raggiunti i limiti di barriere ecologiche ben definite, su più fronti. Ci si aspetta che la popolazione mondiale raggiunga, entro un paio d’anni, i 7 miliardi, e in molte regioni il mondo è già allo stremo delle sue capacità di sostentamento.
La tecnologia è il propellente di cambiamenti a regimi sempre più accelerati, un passo che in molti casi mina la crescita della globalizzazione. Il mondo è connesso con modalità che sarebbero state inimmaginabili 50 anni fa.
Le guerre non sono economicamente sostenibili, i cambiamenti avvengono in modo così repentino che le nazioni faticano a stare dietro alle loro ramificazioni legali e sociali.
Perfino il nostro linguaggio sta cambiando, incorporando ogni giorno nuove parole per descrivere la nostra mutevole realtà. Ciò che noi intendiamo come ‘pace’, le nozioni e i concetti correlati, stanno anch’essi cambiando.
Le sfide globali richiedono soluzioni globali. Queste soluzioni sono individuabili solo previa cooperazione in una scala senza precedenti nella storia umana. La pace è un pre-requisito essenziale perché senza pace saremo impossibilitati a raggiungere simili livelli di cooperazione, di unione, di equità sociale necessarie per quste sfide.
La pace è il fulcro di ogni potenzialità di gestione per queste molte e varie sfide, semplicemente perché la pace crea l’ambiente migliore in cui far fiorire le altre attività che contribuiscono allo sviluppo umano. In questo senso, la pace è l’elemento facilitatore che consente agli uomini di produrre, al commercio di prosperare tra acquisti e vendite, agli imprenditori e agli scienziati di innovare e ai governi di svolgere le loro funzioni regolatorie.
Ma se la pace è un prerequisito essenziale per indirizzarci verso la sostenibilità e migliorare il nostro benessere sociale e ambientale, arrivare a una piena comprensione del termine è basilare. Poniamoci la domanda “quanto profondamente capiamo la pace?”. Cinquanta anni fa gli studi sulla pace non esistevano. Oggi ci sono centri di ricerca sulla pace e i conflitti in molte delle maggiori università, in tutto il mondo. Nel corso dell’ultimo secolo abbiamo assistito anche a una traslazione - dai ministeri della guerra verso i ministeri della difesa. Ora, a seguito delle emergenze umanitarie causate dai conflitti, le organizzazioni internazionali premono per la creazione di “ministeri della pace”.
Simili cambiamenti sono positivi per migliorare la nostra comprensione della pace ? ma nonostante questo la pace tuttora non è parte costitutiva dei principali corsi di studio, né c’è ancora un approccio concertato agli studi multidisciplinari sul tema. Non ci sono corsi di ‘letteratura della pace’ nelle facoltà letterarie, anche se ci sono dipartimenti laterali che lavorano approfonditamente sulla questione. Similmente non ci sono cattedre di ‘economia della pace’ nei corsi di laurea in materie economiche, e questo nonostante il fatto che gli uomini d’affari sanno bene che i mercati prosperano solo nella pace, e i costi scendono coll’incremento della “pacificità”.
Guerra e violenza non sono inevitabili. Tutte le società umane hanno sviluppato meccanismi per smorzare i conflitti improduttivi e provvedere efficacemente alla creazione di un tessuto costruttivo per lo sviluppo umano. Questo è parte essenziale della nostra natura. Come la globalizzazione abbraccia l’umanità, noi ora dobbiamo muoverci per estendere questi impulsi naturali facendo sì che includano la creazione di un mondo pacifico, in modo da promuovere le cose realmente importanti. Una chiave sarebbe una “global governance”, ma oggi non esistono istituzioni sovranazionali capaci di interpretare, promuovere e affermare i veri interessi dell’umanità intera. I membri delle istituzioni internazionali oggi operanti sono sempre lì in rappresentanza di interessi settari, particolari, come le singole nazioni.
Nel 2009, con l’impatto della crisi economica su diverse società, l’interesse verso l’indice globale di pace è retrocesso. Nonostante si creda il contrario, il mondo negli ultimi vent’anni è divenuto più pacifico. Frequenza e tassi di mortalità dei conflitti stanno declinando, dalla fine della Guerra Fredda.
Dal 1990 sono cessate più guerre di quelle che si sono accese, e il numero dei negoziati di pace è repentinamente cresciuto.
Nel corso della storia, la pace è stato uno dei concetti di maggior valore. Ciononostante lo studio formale della pace è relativamente nuovo, il suo valore non è pienamente condiviso nella società ed è soprattutto miseramente finanziato. Tra tutti questi temi interdipendenti, l’importanza della pace in una società globale è centrale per poter ottenere un futuro migliore.
Perciò la pace è il prerequisito per la sopravvivenza della società come la conosciamo, nel 21esimo secolo. Questo è il cambiamento mondiale che dobbiamo far accadere se vogliamo avere speranza di successo nell’affrontare ogni sfida globale.
Steve Killelea
Cenni biografici
Affermato imprenditore del settore delle alte tecnologie, protagonista di attività filantropiche incentrate sulla pace internazionale e la sostenibilità.
Dopo aver creato due software companies internazionali, la Software Products (NASDAQ ) e la Integrated Research Ltd. (ASX:IRI), decide di dedicare la maggior parte del proprio impegno - e della propria fortuna – al progresso della pace.
Nel 2000 fonda la The Charitable Foundation (TCF), che si specializza in progetti di affiancamento alle più povere comunità del mondo. TCF diventa una delle maggiori fondazioni private del continente australiano. Il suo scopo costitutivo è provvedere al miglioramento della qualità della vita, specie dei più poveri. È attiva in diverse regioni dell’Africa e dell’Asia. È garantita la sostenibilità dei progetti supportati, dalla potabilizzazione dell’acqua alle formule abitative, dallo sviluppo agricolo al sostegno contro le carestie.
Steve Killelea è fondatore del Global Peace Index, il primo strumento mondiale per la misurazione del “grado di pacificità” delle nazioni. Con dati raccolti e incrociati dalla Economist Intelligence Unit, il GPI promuove dibattiti presso governi, media e università in tutto il mondo. Il Global Peace Index è oggi considerato un indicatore di riferimento a livello mondiale.
Parallelamente ha dato vita all’Institute for Economics and Peace, ONG di ricerca specializzata nello studio delle relazioni tra imprese, pace e indici economici. Il suo scopo fondante è di fungere da propulsore per la pace in tutti gli ambiti accademici, la società civile, i privati, le istituzioni internazionali e i governi.
Insieme con il regista Tim Wise, Steve Killelea ha fondato la One Tree Films, la cui mission è produrre film documentari e altre forme mediatiche (compresi video online) che hanno un forte focus sui temi socio-ambientali. La prima produzione, “Soldiers of Peace”, con voce narrante di Michael Douglas, illustra il rapporto tra gli atti individuali di “eroismo” quotidiano con i cambiamenti mondiali di cui abbiamo bisogno per raggiungere uno stato di pace. Il film, acclamato in tutto il mondo, ha ricevuto molti premi, tra cui l’Angel Film Award del Monaco International Film Festival 2008, il Golden Ace Award for Superior and Outstanding Film Making al Las Vegas International Film Festival 2009 e il Club of Budapest Worldshift Ethic Film Award, a Cannes.
Oggi Steve Killelea partecipa a diversi Advisory Boards, tra i quali l’Alliance for Peacebuilding, l’OECD’s Global Project on Measuring Progress of Societies, ed è membro dell’International Trustee of the World Council of Religions for Peace.
Nella sua carriera ha ricevuto diversi riconoscimenti:
- AIIA Australian Exporter of the Year - 1998, 2003
- Consensus Awards - 2001, 2003, 2006
- AIIA - Minister’s Award for Excellence - 2003
- ASOCIO Asian ICT Association Award - 2003
Lo scorso anno gli sono stati assegnati il prestigioso Priyadarshini Global Award “per i suoi meritevoli contributi verso la società” e il Phelophepa Award for Excellence dell’arcivescovo Desmond Tutu per il suo impegno verso lo sviluppo africano.
Barack Obama ha preannunciato, agli inizi della crisi, “tempi molto duri”. Ma ha anche aggiunto che “dobbiamo anzitutto essere onesti con noi stessi, perché ci sono tempi in cui basta ridipingere la casa e tempi in cui occorre ricostruirne le fondamenta.” Un’affermazione impopolare e disattesa da questa parte dell’Oceano, ed in particolare nel nostro Paese, dove tutta l’attenzione e la tensione è rivolta invece a ridipingere la casa, a promuovere i consumi perché l’economia riprenda a funzionare.
Per ricostituire lo status quo ante, per evitare il collasso dell’economia e per salvare i livelli occupazionali. Una logica che parrebbe non fare una piega, una sorta di indiscutibile tautologia. Insieme agli accorati appelli alla fiducia quando ancora gli italiani non hanno compreso perché, per colpa di chi sono precipitati in una situazione tanto drammatica.
Non si faranno attendere, si dice, giorni migliori : forse allora si potrà dedicare attenzione anche agli aspetti strutturali. La logica del primum vivere appare adesso l’unica perseguibile e vi è insofferenza nei confronti di chi sostiene che, dalla crisi, si esce strutturalmente solo adottando un nuovo pensiero strategico. Obama ha fatto seguire alle sue dichiarazioni una manovra esemplare, peraltro fortemente contrastata da potentissime lobby : 120 miliardi di dollari per le energie rinnovabili (mentre da noi il ritorno al nucleare ha assunto toni trionfalistici); riduzione delle emissioni di CO2 del 14% entro il 2020; forte contenimento delle spese per gli armamenti e rientro dal deficit con la riduzione delle spese per la guerra in Iraq e in Afganistan; aumento delle imposte ai più ricchi, capital gain e dividendi ; una sanità accessibile a tutti. Forse, quest’ultimo, l’intervento più radicale per una società che ha sempre orgogliosamente optato per il ricorso al mercato anche in quelle aree in cui, in Europa, è il welfare state a farsene carico.
Che occorra davvero ricostruire le fondamenta del sistema Paese e gettare un occhio al futuro non sembra far parte dell’agenda, e nemmeno della sensibilità, di chi governa. Per il vero neanche dell’ opposizione. Appare totalmente assente la percezione che questa crisi certifichi che un periodo storico va concludendosi e che occorre uscirne diversamente dal passato. Che crescita economica e benessere sociale non sono più intrinsecamente connessi e vanno invece divaricandosi. Che ben-avere e ben-essere non sono sinonimi. Non è quindi soltanto ponendo nuove regole all’esistente che si può venir fuori stabilmente da una crisi tanto grave. Ho partecipato recentemente ad una tavola rotonda promossa dal Ministro Tremonti, con la partecipazione dei più autorevoli esponenti del mondo della finanza, ed ho sentito, con un crescente disagio, parlare soltanto di regole e di nuovi sistemi di governance.
Non vi è consapevolezza che stiamo davvero entrando in un’ epoca dove nuovi modi di produzione, l’irrompere di nuove tecnologie disegnano inediti scenari. Ma, soprattutto, dove le minacce all’ecosistema pongono priorità inderogabili e dove il benessere non può più essere perseguito cumulando senza fine ricchezze materiali. Non c’è alcuna vocazione pauperistica, che mi è totalmente estranea, in queste affermazioni. Solo la presa d’atto che la religione dello sviluppo illimitato, del perseguire la moltiplicazione dei consumi – che a questo punto diviene coazione, condanna – significa soltanto, nella metafora del presidente americano, ridipingere la facciata dell’ edificio senza accorgersi che sta crollando. Che i danni inflitti all’ambiente, il riscaldamento del pianeta, i pericoli di una agricoltura intensiva e l’attentato alla biodiversità stanno producendo, per usare un termine caro agli economisti, esternalità sempre più gravi a cui non si può più porre rimedio. Che esistono aree di bisogno sempre più vaste a cui il mercato, così come attualmente configurato, non fornisce una risposta e che potrebbero costituire eccellenti opportunità produttive per un’industria che langue. Invece di intasare le abitazioni di prodotti di cui si avverte sempre meno la necessità, di accelerare con una obsolescenza pianificata o con innovazioni che non portano alcun beneficio un processo di sostituzione ormai parossistico. I drammatici risvolti occupazionali di questa crisi sono ben noti, così come i problemi reali delle famiglie a basso reddito dove l’accesso ai consumi è ancora una conquista. Ma farsene carico non può e non deve significare un alibi per non osservare che una interpretazione dell’economia e un modo di vivere appartengono ormai al passato.
Giampaolo Fabris
Cenni biografici
E’ Presidente di Episteme Srl. Ricopre, inoltre, la carica di professore ordinario di Sociologia dei Consumi, la prima Cattedra in questa materia esistente in Italia, e di Presidente del Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università Vita-Salute San Raffaele.
Ha insegnato all’Università di Torino, a Ca' Foscari a Venezia, alla IULM a Milano e alla Facoltà di Sociologia dell'Università di Trento.
E’ stato Presidente per un quinquennio della Triennale di Milano.
Collabora con molti quotidiani e riviste italiane e straniere. È editorialista di Affari&Finanza La Repubblica dove cura la rubrica "Consumi". È considerato, internazionalmente, uno dei maggiori esperti nello studio del consumatore e della marca.
Fra le sue opere più significative:
-Le ricerche motivazionali (Etas Kompass); -Il comportamento del consumatore (Franco Angeli); -Il comportamento politico degli italiani (Franco Angeli); -La comunicazione pubblicitaria (Etas Kompass); -Sociologia dei consumi (Hoepli) -Le otto Italie (con V. Mortara, Mondatori); -Il mito del sesso (Mondatori); -Sociologia delle comunicazioni di massa (Franco Angeli); -La pubblicità: teorie e prassi (Franco Angeli); -Amore e sesso al tempo di internet (Franco Angeli); -Consumatore&Mercato: le nuove regole (Sperling & Kupfer); -Il nuovo consumatore: verso il postmoderno (Franco Angeli); -La comunicazione d’impresa (Sperling & Kupfer); -Valore e Valori della marca (Franco Angeli); -Nuove identità nuovi consumi (Il Sole 24 Ore); -Societing (Egea)
Si sta scoprendo cosa significa essere un essere umano sulla terra nel momento in cui ogni sistema vivente sta degenerando e la velocità del declino sta accelerando. Una situazione incredibile! Ma nessun saggio specializzato pubblicato negli ultimi trenta anni può rifiutare questa affermazione. Fondamentalmente la civilizzazione ha bisogno di un nuovo sistema operativo entro poche decadi e noi siamo i programmatori.
Questo pianeta è giunto con una serie di istruzioni, ma sembra che noi le abbiamo usate male. Regole importanti come non avvelenare le acque, la terra o l’aria, non permettere il sovraffollamento della terra e non toccare il termostato sono state infrante. Buckminster Fuller disse che l’astronave terra fu così ingegnosamente progettata che nessuno capisce che stiamo tutti volando attraverso l’universo a un milione di miglia all’ora, con tanti posti e cibo davvero buono senza bisogno di cinture di sicurezza, - ma tutto questo sta cambiando.
La Terra è a noleggio. La terra non riuscirebbe a mandare reclutatori o limousine. Manda la pioggia, i tramonti, ciliegie mature, gelsomini notturno e l’incredibile bella persona che stai frequentando. Cerchiamo di capire. Ecco l’accordo: dimentichiamo che il compito di salvare il pianeta non è possibile nel tempo richiesto. Non facciamoci scoraggiare dalla gente che sa cosa non è possibile. Facciamo quello che deve essere fatto, e controlliamo se era impossibile solo dopo averlo fatto.
Quando mi domandano se sono pessimista o ottimista rispetto al futuro, la mia risposta è sempre la stessa: se si guarda alla scienza concentrandosi su ciò che sta accadendo sulla terra e non si è pessimisti, non si comprendono i fatti. Ma se si incontrano persone che lavorano per risanare questa terra e le vite dei poveri e non si è ottimisti, non si ha la giusta attitudine per capire. Quello che vedo ovunque nel mondo sono persone comuni che vogliono affrontare la disperazione, il potere e incalcolabili difficoltà per restituire delle parvenze di grazia, giustizia e bellezza a questo mondo. La poetessa Adrienne Rich scrisse: “Ho perso il mio terreno con coloro che anno dopo anno, in modo perverso, senza un potere straordinario, ricostituiscono il mondo”. Non ci potrebbe essere descrizione migliore. L’umanità si sta organizzando. Sta ricostituendo il mondo nelle aule scolastiche, fattorie, giungle, villaggi, campus, aziende, campi di rifugio, deserti, industrie della pesca e nei quartieri poveri.
C’è tantissima gente che fa questo. Nessuno ha idea di quanti gruppi e organizzazioni stanno lavorando sulle questioni più salienti dei nostri giorni: cambiamento climatico, diritti umani e molto altro. Questo è il più grande movimento che il mondo abbia mai visto. Piuttosto che il controllo cerca la connessione. Piuttosto che il dominio si sforza di dissipare la concentrazione del potere. Come la Mercy Corps lavora dietro le quinte e realizza le opere. Grande com’è nessuno sa quale sia la vera misura di questo movimento. Dona speranza, aiuto e significato a miliardi di persone nel mondo. Il suo potere risiede nell’idea, non nella forza. E’ costituito da insegnanti, bambini, contadini, uomini d’affari, rapper, agricoltori biologici, suore, artisti, uomini del governo, pescatori, ingegneri, studenti, scrittori incorreggibili, musulmani piangenti, madri preoccupate, poeti, medici senza frontiere, cristiani doloranti, musicisti di strada, il Presidente degli Stati Uniti d’America e dal Creatore, come direbbe lo scrittore David James Duncan, Colui che ci ama così tanto.
C’è un insegnamento rabbinico che racconta che se il mondo finirà e arriverà il Messia, prima di tutto bisogna piantare un albero, poi vedere se la storia è vera. L’ispirazione non si raccoglie dalle litanie di quello che ci può accadere; risiede nella volontà umana di ristabilire, riparare, riformare, ricostruire, recuperare, ri-immaginare e riconsiderare: “Un giorno finalmente hai saputo cosa dovevi fare e hai iniziato anche se le voci intorno a te continuavano a gridare i propri cattivi suggerimenti” è la descrizione della poetessa Mary Oliver dello spostamento dal profano a un senso profondo di connessione al mondo vivente.
Milioni di persone stanno lavorando nell’interesse di estranei, anche se solitamente il notiziario della sera parla della morte degli estranei. Questa gentilezza degli estranei ha origini religiose, persino mitiche e in particolare affonda le proprie radici nel diciottesimo secolo. Gli abolizionisti furono le prime persone a creare un movimento nazionale e globale in difesa dei diritti di coloro che non conoscevano. Fino a quell’epoca nessun gruppo aveva fatto lamentele se non per se stesso. I fondatori di questo movimento erano per la maggior parte sconosciuti – Granville Sharp, Thomas Clarkson, Josiah Wedgwood- e il loro scopo era ridicolo in apparenza: a quel tempo tre persone su quattro erano schiavizzate. Schiavizzare è ciò che gli esseri umani hanno fatto per secoli. E il movimento abolizionista fu accolto con incredulità. I portavoce conservatori ridicolizzavano gli abolizionisti come liberali, progressisti, pseudo-benefattori, ficcanaso e attivisti. Si diceva che avrebbero rovinato l’economia e condotto l’Inghilterra in povertà. Ma per la prima volta nella storia un gruppo di persone si è organizzato per aiutare degli sconosciuti, dai quali non avrebbe ricevuto diretto o indiretto beneficio. E oggi dieci milioni di persone lo fanno nella stessa maniera. Parliamo del mondo del no profit, della società civile, delle scuole, dell’imprenditoria sociale, delle organizzazioni non governative e delle aziende che mettono il sociale e la giustizia ambientale in cima alle loro finalità strategiche. Il proposito e l’entità di questo sforzo è senza pari nella storia.
Il mondo vivente non è “là fuori” da qualche parte, ma nel nostro cuore. Cosa sappiamo della vita? Con le parole della biologa Janine Benyus, la vita crea le condizioni che contribuiscono alla vita. Non posso pensare a un motto migliore per una futura economia. Abbiamo decine di migliaia di case abbandonate senza persone e decine di migliaia di persone abbandonate senza case. Abbiamo banchieri falliti che consigliano a regolatori falliti come salvare beni falliti. Siamo l’unica specie sul pianeta senza pieno impiego. Eccezionale. Abbiamo un’economia che ci dice che è più economico distruggere la terra in tempo reale piuttosto che rinnovarla, risanarla e sostenerla. Si può stampare denaro per tirare fuori dai guai una banca, ma non si può stampare la vita per tirare fuori dai guai il pianeta. Adesso stiamo rubando il futuro per venderlo nel presente sotto il nome di prodotto interno lordo. Potremmo facilmente avere un’economia basata sul curare il futuro, invece di una basata sul rubare. Possiamo o creare attività per il futuro o prendere attività del futuro. Nel primo caso si tratta di risanamento, nel secondo di sfruttamento. E ogni volta che sfruttiamo la terra, sfruttiamo le persone e causiamo sofferenza indescrivibile. Lavorare per la terra non è un modo per diventare ricchi, è un modo per essere ricchi.
La prima cellula vivente nacque quasi 40 milioni di secoli fa e i suoi diretti discendenti sono nel sangue che scorre nelle nostre vene. In questo istante stiamo letteralmente respirando molecole inalate da Mosè, da Madre Teresa, da Bono. Siamo enormemente interconnessi. I nostri destini sono inseparabili. Siamo qui perché il sogno di ogni cellula è diventare due cellule. E i sogni si realizzano. In ognuno di noi c’ è un quadrilione di cellule, il 90% delle quali non sono cellule umane. Il nostro corpo è una comunità e senza questi altri microorganismi moriremmo in poche ore. Ogni cellula umana ha 400 miliardi di molecole che compiono milioni di processi tra milioni di atomi. L’attività cellulare totale in un corpo umano è sbalorditiva: un settilione di azioni in un momento, subito dopo, in un altro momento azioni con ventiquattro zeri. In un millisecondo il nostro corpo va incontro a processi dieci volte il numero delle stelle nell’universo, che è esattamente ciò che Charles Darwin previde quando disse che la scienza avrebbe scoperto che ogni creatura vivente è “un piccolo universo, formato da una moltitudine di organismi auto propaganti, inconcepibilmente piccoli e numerosi come le stelle del paradiso”.
Così, ho due domande: La prima, sentite i vostri corpi? Fermiamoci per un momento. Sentite il vostro corpo. Un settilione di attività si svolgono contemporaneamente e il nostro corpo le fa così bene che siamo liberi di ignorarle. La sentiamo. Si chiama vita. E’ quello che siamo. Seconda domanda: chi è responsabile del nostro corpo? Chi gestisce queste molecole? Non un partito politico, si spera. La vita crea le condizioni che contribuiscono alla vita dentro di noi, come in tutta la natura. La nostra innata natura è quella di creare le condizioni che contribuiscono alla vita. Quello che vorrei che tutti noi capissimo è che congiuntamente l’umanità sta dimostrando una profonda innata saggezza nel riunirsi a curare le ferite e gli insulti del passato.
Ralph Waldo Emerson una volta domandò cosa avremmo fatto se le stelle si vedessero solo una volta ogni mille anni. Nessuno dormirebbe quella notte, naturalmente. Il mondo creerebbe improvvisamente nuove religioni. Saremmo in estasi, pazzi di gioia, resi entusiasti dalla gloria di Dio. Invece, le stelle si vedono ogni notte e noi guardiamo la televisione.
Questo momento straordinario in cui siamo globalmente consapevoli l’uno dell’altro e i tanti pericoli che minacciano la civilizzazione non è mai venuto. Né in mille anni, né in diecimila. Ognuno di noi è complesso e bello come le stelle nell’universo. Abbiamo fatto cose straordinarie e siamo andati fuori strada per quel che riguarda l’onorare la creazione. Questa è la più incredibile, stupefacente sfida che sia mai stata lasciata in eredità a qualunque generazione. La generazione prima di quella nuova ha fallito. Non sono stati svegli tutta la notte. Si sono distratti e hanno perso di vista il fatto che la vita è un miracolo in ogni momento della nostra esistenza. La natura ci invita a sederci accanto a lei. Non potremmo chiedere un capo migliore. La persona meno realista al mondo è il cinico, non il sognatore. La speranza ha un senso solo quando non sembra che abbia senso avere speranza. Questo è il secolo della nuova generazione. Questi nuove leve devono vivere e organizzarsi come se la vita dipendesse solo da questo confronto.
Paul Hawken
Cenni biografici
Ecologista, imprenditore, saggista. Dall’età di vent’anni ha dedicato la sua vita alla sostenibilità e a cambiare il rapporto tra business e ambiente. È’ autore di numerose pubblicazioni in cui si analizzano le prospettive di un’economia che fondi il proprio modo di operare sulla consapevolezza ecologica, la più celebre, con Amory Lovings, Il capitalismo naturale – che contabilizza le risorse e punta all’efficienza per riuscire a produrre di più con meno. Ridisegna le logiche industriali sulla base di un modello che esclude gli sprechi e la produzione di rifiuti, investe nella protezione e nell’espansione del "capitale naturale" esistente.
E’ del 2007 Moltitudine inarrestabile (recentemente pubblicato in Italia) originale opera nata per descrivere il più grande movimento formato da milioni di organizzazioni che in tutto il mondo si battono per la difesa della giustizia sociale, dell'ambiente e delle culture indigene dalla globalizzazione . Un movimento sociale sui generis, basato sulla straordinaria potenza delle idee. Un movimento senza leader, né centralizzazioni, suddiviso, ma unito.
Sei volte gli sono stati conferiti lauree e dottorati honoris causa, l’ultimo dei quali nel maggio 2009 dal preside dell’Università Father Bill Beauchamp dell’Università di Portland
Rajendra Pachauri - Siamo un unico universo, siamo un’unica famiglia
Innanzitutto oggi sappiamo che dobbiamo agire. I dati e le proiezioni fornite dall’IPCC sono chiari sia per quanto riguarda lo stato del cambiamento climatico che è veramente serio, ma soprattutto per quanta riguarda le proiezioni future. Dobbiamo mitigare e ridurre drasticamente le emissioni di gas serra, altrimenti l’impatto sarà molto serio, soprattutto guardando al futuro. Oggi le conoscenze che abbiamo sul cambiamento climatico sono più chiare e molte persone in tutto il mondo hanno capito che dobbiamo e possiamo fare qualcosa.
Dal Summit sul Clima di Copenaghen mi aspetto di raggiungere un accordo, una serie di decisioni a livello globale che tutte le nazioni dovranno intraprendere. Ad esempio la drastica riduzione delle emissioni di gas serra, ma anche nuove misure di adattamento per i Paesi in via di sviluppo, trasferendo conoscenze e tecnologie dai paesi sviluppati, una sorta di mutuo soccorso e di aiuto.
A Venezia, più di 200 scienziati si sono incontrati nel luglio 2009 per stilare le linee guida del Quinto Rapporto dell’IPCC sul Cambiamento Climatico. In quell’occasione ho usato parole molto evocative: “Siamo un unico universo, siamo un’unica famiglia”.
Io penso sia necessario preoccuparci del cambiamento climatico. Sarebbe un terribile errore non occuparci del problema, soprattutto per i giorni a venire, per il prossimo futuro, perché ciò che accadrà in una parte del mondo, si rifletterà poi nel resto del pianeta. E per fare ciò abbiamo bisogno di pace, di stabilità sociale, altrimenti il cambiamento climatico potrà produrre una crisi a livello globale. In questo senso “siamo un unico universo, siamo un’unica famiglia”.
Rajendra Pachauri
Cenni biografici
Dr Rajendra K Pachauri was born in Nainital, India, on 20 August 1940. He assumed his current responsibilities as the head of TERI (Tata Energy Research Institute) in 1981, first as Director and, since April 2001, as Director-General. TERI does original work and provides professional support in the areas of energy, environment, forestry, biotechnology, and the conservation of natural resources to government departments, institutions, and corporate organizations worldwide. Dr Pachauri has been elected as Chairman of IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), established by World Meteorological Organization and United Nations Environment Programme in 1988. He has taken charge as Chairman, IPCC from 20th April 2002 onwards. He has been active in several international forums dealing with the subject of climate change and its policy dimensions.
The name of Dr Rajendra K. Pachauri, Director General of TERI and Chairman of the IPCC has become synonymous with climate change and the environment. Internationally recognised as a leading global thinker and leader of research, the more so since sharing the podium with Al Gore to receive the 2007 Nobel Peace Prize on behalf of the IPCC, he has effortlessly worn these two hats. Now, however, he finds himself catapulted into a third unnamed role as international statesman promoting climate change awareness. As the world wakes up to the reality of imminent climate change, environmental issues have suddenly taken on an extra urgency and Dr Pachauri's work schedule has expanded enormously. These days he is constantly on the move, criss -crossing the globe to build up and disseminate greater knowledge about man-made climate change and to lay the foundations for the measures that are needed to counter such change.
When not speaking on climate change, chairing meetings, making decisions for TERI, travelling and assessing for the IPCC, Dr Pachauri has managed to write over a hundred articles for academic journals, more than 23 books and for light relief composes poetry. His other recreational diversion is cricket and for this he will always make time.
Karan Singh - Il cambiamento necessario
Grazie a tutte le incredibili innovazioni scientifiche e tecnologiche degli ultimi decenni, a partire dallo studio dei minuti delle particelle fino alle più remote conquiste nello spazio, dalle comunicazioni istantanee alla decodificazione del genoma umano, l'umanità si trova a dover affrontare una serie di crisi che, complessivamente, rappresentano una seria minaccia non solo per il singolo individuo e gli Stati, ma per l'intero genere umano.
Tra i problemi più gravi che ci troviamo ad affrontare oggi ci sono il riscaldamento globale e il cambiamento del clima, con il conseguente pericolo di un innalzamento significativo del livello dei mari, innondazioni devastanti, milioni di rifugiati a causa di problemi ecologici, il prosciugamento dei fiumi a causa dello scioglimento dei ghiacciai e gravi distruzioni dei sistemi di coltivazione.
Un'altra minaccia è data dal terrorismo a sfondo religioso, i cui tentacoli hanno raggiunto ogni punto della Terra, generando ovunque confusione e insicurezza. Esiste inoltre un'asse di matrice terroristico-anarchica costituita da gruppi e organizzazioni con l'intento di distruggere l'ordine costituito degli Stati e creare quelle che sono state definite le “Zone Liberate”, secondo un processo che porterà inevitabilmente all'anarchia e alla violenza. La terza crisi è nata in seguito al crollo delle economie capitaliste a livello globale, in quanto alla fine l'avidità e l'avarizia irrefrenabili delle grandi società, ormai scevre da qualsiasi vincolo di natura etica o morale, hanno portato l'intero sistema sull'orlo di un collasso, facendo nascere lo spettro di una recessione globale, generando disoccupazione, tensioni sociali e violenza in numerose parti del mondo, comprese le società ricche e sviluppate.
La questione fondamentale che ora dobbiamo affrontare è se uno qualsiasi di questi problemi o dei problemi legati a tali aspetti possa essere risolto senza un reale cambiamento a livello della coscienza. Attualmente il nostro pensiero si basa sul concetto newtoniano-cartesiano-marxista di rifiuto dei valori spirituali e l'esaltazione del pensiero materialista e dualistico. Ciò ha comportato un allontanamento dalle nostre radici spirituali, e di conseguenza è venuto a mancare il riferimento ai valori spirituali necessario allo sviluppo di qualsiasi civiltà. Come risulta evidente, questa filosofia, nonché l'attuale stile di vita delle nazioni e società ricche, sono diventati insostenibili. Se proseguiamo su questo percorso ci troveremo inevitabilmente condannati al crollo in un futuro non troppo remoto, e lasceremo in eredità alle generazioni che devono ancora nascere un mondo distrutto e caotico.
In tale contesto è possibile identificare una serie di movimenti olistici che stanno sorgendo in tutto il mondo allo scopo di ricreare un equilibrio tra gli esseri umani e la natura, e sviluppare nuovi sistemi di risoluzione dei conflitti e di integrazione sociale. A differenza della grigia prospettiva auto-realizzante dello Scontro di Civiltà elaborata così brillantemente dal defunto Samuel Huntington, esiste il concetto di Convergenza di Civiltà, e diverse iniziative volte alla sua realizzazione. L'intero movimento Interfede si basa su un antico detto vedico: “La realtà è una, il saggio la chiama usando nomi diversi”.
Un esempio è costituito dalla cittadina multireligiosa, multinazionale, multilinguistica e multiculturale di Auroville. Situata nell'India meridionale, Auroville è stata creata sulla base degli insegnamenti del grande filosofo evoluzionista Sri Aurobindo e del la sua collaboratrice, la Madre. Inoltre sono in corso numerosi altri esperimenti nel mondo, ma sono ancora rari e distanti. Inoltre manca un reale collegamento tra loro. Ciò che dobbiamo fare è creare la consapevolezza che è necessario agire urgentemente all'interno di quello che potrebbe essere definito il “Progetto Olistico Mondiale”, affinché le varie correnti di filosofia alternativa possano essere unite in una simbiosi efficace e filantropica.
E' inoltre importante ricordare che il cambiamento verte su due assi, uno verticale e uno orizzontale. L'asse orizzontale riguarda una stretta collaborazione e cooperazione tra le persone, organizzazioni e istituzioni in tutto il mondo impegnate nella realizzazione di una filosofia olistica come alternativa al progetto fallito prevalente di zeitgeist. L'asse verticale riguarda ciascuno di noi nel passaggio a un livello più profondo di consapevolezza della nostra coscienza individuale. Quest'ultimo riguarda sostanzialmente una ricerca individuale, che può essere realizzata grazie a una serie di tecniche e filosofie, compreso lo yoga, lo Zen, la meditazione e la preghiera. Soltanto un movimento reale sul piano orizzontale e verticale ci consentirà di sopravvivere alla nostra avarizia collettiva e alle innovazioni tecnologiche.
Non dimentichiamo che, nonostante la fine della Guerra Fredda, sono state combattute quasi cento guerre in diverse parti del mondo, le quali hanno causato centinaia di migliaia di vittime e milioni di rifugiati, e che le riserve nucleari presenti sul pianeta sono in grado di distruggere più volte l'intero genere umano. Dobbiamo pertanto far sviluppare la consapevolezza che è necessario agire con urgenza al fine di apportare un cambiamento nelle nostre coscienze, oltre che nelle nostre azioni. Come dice un proverbio cinese “E' più tardi di quanto si pensi”. Siamo travolti velocemente dagli eventi, e sembra quasi che la violenza e la negatività abbiano acquisito una velocità inarrestabile. Comunque non dobbiamo mai cedere a un atteggiamento disfattista. E' invece opportuno impegnare le nostre risorse materiali, intellettuali, morali e spirituali per passare a un livello più elevato di consapevolezza. Solo così sarà possibile la nostra salvezza individuale e collettiva.
Karan Singh
Brief biography
Statista illuminato, nonché ambasciatore della cultura indiana, Karan Singh è nato il 9 marzo 1931 a Cannes, figlio dell'ultimo reggente del principato di Jammu e Kashmer (noto anche come Regno di Jammu e Kashmir) Maharaja Hari Singh e della moglie Maharani Tara Devi.
Dopo avere frequentato la Doon School di Dehradun, ha conseguito il diploma universitario (Bachelor of Arts) presso il College Sri Pratap Singh di Srinagar dell'Università del Jammu e Kashmir e la laurea (Master of Arts) in Scienze Politiche all'Università di Delhi. Infine ha completato il dottorato di ricerca presso l'Università di Delhi.
Nel 1949, all'età di diciotto anni, è stato nominato reggente dello Stato di Jammu e Kashmir in seguito all'abdicazione del padre, avvenuta dopo l'annessione dello stato all'India. Successivamente è stato reggente, Sadr-i-Riyasat e governatore dello Stato di Jammu e Kashmir dal 1965 al 1967. In seguito è stato Ministro dell'Unione per il Turismo e l'Aviazione Civile dal 1967 al 1973, Ministro della Salute e della Pianificazione Familiare dal 1973 al 1977 e Ministro dell'Educazione e Cultura dal 1979 al 1980. Dal 1990 al 1991 ha ricoperto la carica di ambasciatore indiano negli Stati Uniti.
Nel periodo compreso tra il 1967 e il 1980, e successivamente nel 1990, ha svolto la funzione di deputato nel Lok Sabha; nel 1996 ha assunto la carica di senatore nel Rajya Sabha. E' stato infine Rettore dell'Università Hindu di Banaras, dell'Università di Jammu e Kashmir e di Jawaharlal Nehru. Inoltre è membro di diversi consigli, organizzazioni e fondazioni, compresa la Corporazione Indiana degli Autori, il Consiglio Indiano per le Relazioni Culturali (ICCR), la Auroville Foundation, il Comitato Indiano per la Preservazione della Flora e Fauna Selvatiche e numerose altre organizzazioni.
Attualmente è a capo dell'Ufficio Estero del Comitato del Congresso Indiano (AICC).
Nel 1956 ha sposato la Principessa Yasho Rajya Lakshmi (1937-2009), nipote del Maharaja Mohan Shamsher Jang Bahadur Rana, l'ultimo Primo Ministro del Nepal della dinastia Rana.
Edgar Mitchell - Una visione dallo spazio
Coloro che, come me, hanno avuto il privilegio di poter vedere il nostro pianeta natìo da molto, molto lontano, sono poi ritornati sulla Terra con un dono inaspettato: una nuova, gioiosa sensazione di amore per la nostra casa, questo piccolo pianeta azzurro che orbita intorno a una stella, una tra i milioni di stelle solo nella nostra galassia.
Questa sensazione per me deriva dalla personale contemplazione della “grande immagine” del cosmo e del posto che noi occupiamo in esso. Da uno sguardo così elevato verso i cieli scaturisce un naturale desiderio di curare e proteggere questo nostro piccolo “nido” dagli abusi a cui la moderna civilizzazione lo sta improvvisamente sottoponendo.
Oltre a tutte le meravigliose scoperte del secolo scorso che hanno migliorato la salute, la vita, il benessere, prendiamo per un momento in considerazione alcuni altri sorprendenti cambiamenti che negli ultimi 150 anni hanno riguardato la Terra: a) i trasporti si sono evoluti dai carri trainati da animali alle ferrovie, le automobili, le linee aeree e infine i voli spaziali, che ci hanno fatto distaccare dalla Terra per arrivare perfino sulla luna; b) l’aspettativa di vita media è aumentata di almeno il 50% per i progressi nelle scienze mediche. Perciò la popolazione mondiale è triplicata, dai circa due miliardi di persone nel 1900 agli oltre sei e mezzo oggi. Le stime più accurate, sfortunatamente, rivelano che le risorse naturali esauribili del nostro pianeta possono soddisfare i consumi (aumentati per lo stile di vita industriale) di appena due miliardi di persone. Ovviamente qualcosa deve cambiare! La sopravvivenza stessa della nostra specie dipende da questo.
Noi esseri umani abbiamo sviluppato modelli culturali di comportamento e strutture sociali, nel corso di migliaia di anni, intorno all’idea ricorrente che la chiave per la felicità e l’appagamento personali sia nello sfrenato accumulo di beni materiali, a cui si accompagna il potere politico e sociale. Certo, in ogni epoca ci sono stati alcuni gruppi ascetici che si sono discostati da questa visione materialista. E nonostante questi gruppi rappresentino solo una piccola minoranza del totale dell’umanità, forse c’è qualcosa da imparare da loro, dal loro punto di vista sulla semplicità e la felicità.
In questo periodo moderno, in cui le risorse della Terra sembrano inadeguate a sostenere la prodiga e sconsiderata abbondanza agognata dai più, e in cui l’avidità e l’egoismo sono le principali cause del recente collasso economico globale, dobbiamo tornare a chiederci quali paradigmi alternativi sono disponibili, e come possono essere efficacemente attivati.
In molte culture del mondo si trovano tracce d’una ricca storia di trascendenza e di trasformazione personale da raggiungere attraverso la ricerca del bene comune, a cui si connette sempre uno stato mentale di gioia e felicità ben oltre l’ordinario. Per descrivere un simile stato si possono citare le parole metanoia, samadhi, satori.
In questo periodo, in cui la civiltà sta per implodere sulla scarsità delle sue risorse di base a causa dei consumi eccessivi, sembra davvero ora di prendere in considerazione un nuovo paradigma basato sul sentimento di unità e sul rispetto degli altri: una simile trasformazione merita tutti gli sforzi necessari.
La mia opinione è che il prossimo passo nella nostra evoluzione sia quello che implica la scelta e la scoperta della personale ricompensa insita nel comportamento altruistico. L’unità degli esseri viventi è riconosciuta ai più profondi livelli della cosmologia. Questa unità ci impone di comprendere che tutti noi, su questo pianeta, o risolviamo questi problemi insieme, o insieme moriremo.
Il cambiamento non è una svolta che avverrà facilmente dall’alto verso il basso, ma deve iniziare da ognuno di noi, per scoprire quanto ricca è e sarà per noi questa trasformazione del pensiero.
Edgar Mitchell
Cenni biografici
Pilota e astronauta americano, è nato il 17 settembre 1930 a Hereford, Texas.
Nel 1952 consegue il Bachelor of Science degree in industrial management del Carnegie Institute of Techno
logy. L’anno successivo si arruola nella marina militare americana (US Navy). Si addestra come pilota per voli di ricognizione e nel 1958 assume compiti nel campo della ricerca. Durante il servizio presso la US Navy, consegue il Bachelor of Science degree in aeronautical engineering from the U.S. Naval Postgraduate School e Doctor of Science degree in Aeronautics and Astronautics del MIT - Massachusetts Institute of Technology.
Il 4 aprile 1966 viene selezionato dalla NASA con il quinto gruppo degli astronauti. Dopo essere stato pilota di riserva del Lem - modulo lunare – della missione Apollo 10, è designato pilota del modulo lunare della missione Apollo 14, la terza che portò l’uomo sulla luna. Le attività lunari nella regione di Fra Mauro Highlands fanno di lui la sesta persona della storia ad aver camminato sulla luna. Insieme al comandante dell’Apollo 14, Alan Shepard, detiene il record della più lunga sessione di sempre (9 ore e 17 minuti). Mitchell rimase nella NASA fino al suo ritiro, nel 1972. Alcuni fotogrammi del coverage dellla missione Apollo 14 sono ripresi nella sigla della serie tv «Star Trek: Enterprise». Mitchell in persona è stato ritratto da Gary Cole nella miniserie del 1988 «From the Earth to the Moon» ed è uno degli astronauti immortalati nel documentario «In the Shadow of the Moon».
Edgar Mitchell ha ricevuto lauree honoris causa dalla New Mexico State University, University of Akron, Carnegie Mellon University e Embry-Riddle Aeronautical University. È autore di molti articoli, saggi e di due libri: Psychic Exploration: A Challenge for Science (1974, G. Putnam & Sons) e The Way of the Explorer: An Apollo Astronaut's Journey Through the Material and Mystical Worlds (1996-2008), G. Putnam & Sons.
È membro dell'Advisory Board Chairman dell'Institute for Cooperation in Space, co-fondato da Carol Rosin, ed è membro dell'INREES. Mitchell è uno dei primi sostenitori della Campaign for the Establishment of a United Nations Parliamentary Assembly - che potrebbe essere il primo passo verso un "parlamento globale".
Vandana Shiva- Dal petrolio alla terra
Credo che la crisi ambientale sia molto più grave di quanto si pensi. Milioni di persone stanno già perdendo le loro vite e le loro case e stanno diventando dei rifugiati ambientali a causa del cambiamento climatico. La distruzione della biodiversità dei sistemi delle acque nel mio paese (ndr. India) è così seria che il libro che scrissi Water Wars ora è una realtà quotidiana in molti paesi.
Allora la prima cosa che possiamo fare è riconoscere la crisi. La seconda cosa che abbiamo bisogno di fare è riconoscere che la crisi è troppo grave per poterla lasciare ala gestione di poche ONG o dei governi centralizzati.
Negli ultimi 30 anni la questione ambientale era qualcosa di cui si occupavano le ONG, il resto di noi poteva continuare ad essere consumista.
Credo che per ogni cittadino l’imperativo ecologico è diventato andare oltre il consumismo, andare oltre lo scellerato consumismo. Ed è così perché il consumismo è molto molto costoso per il nostro Pianeta.
E ognuno di noi, nelle condizioni in cui siamo, ha bisogno di spostarsi verso un modo di vivere più sobrio, un modo di vivere con una minore impronta ecologica e un più alto significato nella vita. E questo è possibile.
E siccome la crisi economica peggiore, la combinazione tra crisi economica e crisi ecologica è un’opportunità per ognuno di noi per essere impegnati in prima persona nel formare altri sistemi di produzione e di consumo.
Certo che vedo segni di cambiamento! Vedo segni di cambiamento per esempio in Nord America, che era il luogo in cui il consumismo era l’unico modello di vita e in cui il presidente Bush ha detto: “Il nostro lifestyle”, che era il consumismo, “non è soggetto a negoziazioni” in un summit del 1992.
Ho visto la crescita di ciò che le gente crede sia parte delle società primitive, ma che in realtà è l’unico modo per poter sopravvivere se si perde il lavoro, cioè il baratto, dando a qualcuno le proprie abilità in cambio dei prodotti di qualcun altro.
Ma tutto ciò non significa che tutti quanti stanno cambiando per muoversi verso un assetto sostenibile e equo. Questo è anche il periodo per esempio in cui l’agrobusiness globale o le multinazionali come la Monsanto stanno provando a usare la crisi per espandere il loro potere e per controllare il sistema mondiale del cibo.
Se non cambiamo, tutto questo ci porterà all’estinzione delle specie. E se non cambiamo verso, come ho detto, un più basso consumo delle risorse, per incrementare l’espressione umana della creatività, sia che si tratti di creatività agricola o artigianale o altre forme di lavoro che si legano alla creatività, questa possibilità, la catastrofe che stiamo affrontando può essere una virtù.
Vedo la crisi più grande dei nostri tempi nel falso assunto tra la gente che pensa di non poter fare nulla, di non avere le abilità e la conoscenza. (Vedo) che la consapevolezza della capacità umana sia il cambiamento più grande che dev’essere creato.
Brief biography
Fisica, economista, attivista politica e ambientalista, ha vinto il premio Nobel
alternativo per la pace nel 1993 ed è direttore della Research Foundation for Science,
Technology and Natural Resource Policy di Dehra Dun in India. Nel suo istituto di ricerca si
affrontano i più significativi problemi dell'ecologia sociale dei nostri tempi, in stretta
collaborazione con le comunità locali e i movimenti sociali.
Vandana Shiva fa parte dell'esteso movimento che in Asia,Africa e America Latina critica le politiche di aiuto allo sviluppo attuate dagli organismi
internazionali e indica nuove vie alla crescita economica rispettose della cultura delle comunità locali, che rivendicano il valore di modelli di vita diversi dall'economia di mercato.
La scienziata denuncia le conseguenze disastrose che il cosiddetto "sviluppo" ha portato nel
Terzo Mondo.
Lo sviluppo, o piuttosto il "malsviluppo", come lei lo definisce , anziché rispondere a bisogni
essenziali minaccia la stessa sopravvivenza del pianeta e di chi vi abita. Vandana Shiva è
autrice di numerosi saggi:
- Le guerre dell’acqua (Feltrinelli, 2004)
- Monocolture della mente. Biodiversità, biotecnologia e agricoltura scientifica (Bollati Boringhieri 1995);
- Sopravvivere allo sviluppo (Isedi 1990);
- Vacche sacre e mucche pazze. Il furto delle riserve alimentari globali (DeriveApprodi 2001);
- Biopirateria. Il saccheggio della natura e dei saperi indigeni (Cuen 1999).
- India spezzata (Il Saggiatore, 2008)
- Ritorno alla terra. La fine dell'ecoimperialismo (Fazi Editore, Roma 2009)
Bija Vidyapeeth International College for Sustainable Living Navdanya.org
L’antico ideogramma cinese che sta per “crisi”, wei-chi, è composto di due elementi: pericolo e opportunità.
Il pericolo sta in questo: se si continua a perseguire approcci che non funzionano più, il disastro è imminente. L’opportunità invece è questa: se lasciamo da parte i vecchi modelli di comportamento e troviamo nuovi modi d’essere, si schiuderanno alla vista nuove e probabilmente impreviste potenzialità.
Le molte crisi globali che stiamo affrontando sono sintomatiche di un apparato di valori e di modi di pensare che non funzionano più. I nostri strumenti e le tecnologie ci hanno dato un controllo sul mondo intorno a noi che non ha precedenti. Così siamo caduti nella trappola del credere che lo scopo della realizzazione umana stia nel manipolare il mondo, nel produrre sempre più cose, creando così sempre più rifiuti. Chiaramente anche questo non funziona più. Il sovrasfruttamento delle risorse, il dilagante inquinamento di oceani, suolo e atmosfera ora mettono sul serio a rischio la civiltà umana, se non l’umanità in sé.
Questo approccio non funziona più nemmeno a livello individuale. Nonostante tutti i comfort barocchi di cui ci circondiamo, la gente non è più felice, rispetto a cinquant’anni fa. La necessità di controllare sempre gli eventi conduce verso avidità, ansia, paura, stati d’animo che, per loro stessa natura, ci allontanano dalla pace e dall’appagamento che desideriamo realmente.
Molti, in passato, ci hanno visto giusto, rispetto al miraggio di un appagamento raggiunto attraverso ciò che abbiamo, che consumiamo. Potremmo chiamarli saggi, liberati, illuminati. Sono persone che hanno scoperto un più profondo senso della vita, un’intima gioia che non dipende dalle circostanze, e una sensibilità che spinge a prendersi cura degli altri esseri. Persone verso cui c’è spesso timore reverenziale, nonostante non ci sia niente di speciale in loro - a parte il fatto che si sono svegliati dal sogno in cui molti si sollazzano tuttora.
Loro è la chiave del futuro, di un mondo in cui si possa vivere insieme, liberi dalle paure inutili, e in armonia con ciò che abbiamo intorno.
Le varie crisi ci devono spingere verso una svolta nella consapevolezza, richiamandoci a un risveglio collettivo, per fare un mondo governato dalla saggezza e dalla compassione, invece che da paura e avidità. L’ora di svegliarsi è arrivata. il pericolo è troppo immenso, per rischiare. L’opportunità è troppo buona, per lasciarsela sfuggire.
Peter Russelll
Cenni biografici
Peter Russelll è membro dell’Institute of Noetic Sciences, della World Business Academy e della Fondazione Findhorn, nonché Membro Onorario del Club di Budapest.
Alla Cambridge University ha studiato matematica e fisica teoretica. Quindi, sempre più affascinato dai misteri della mente, si è dedicato alla psicologia sperimentale. Per approfondire questi interessi ha viaggiato in India per studiare la meditazione e le filosofie orientali. Al suo ritorno si è insediato nel primo posto in assoluto da ricercatore offerto in Gran Bretagna in “psicologia della meditazione”.
Master in computer science, ha lavorato sulle dimensioni 3D, anticipando di quasi un ventennio l’avvento della realtà virtuale.
A mwetà degli anni Settanta Peter Russelll conduce con Tony Buzan insegnamenti di "Mind Maps" e di metodi d’apprendimento a organizzazioni e istituti scolastici.
Ha allora sviluppato corporate programs incentrati su self-development, creatività, gestione dello stress, e pratiche di eco-sostenibilità. Tra i clienti, IBM, Apple, Digital, American Express, Barclays Bank, Swedish Telecom.
I suoi principali interessi sono oggi appuntati sul significato profondo e spirituale di quest’epoca storica. Ha scritto diversi libri su questo tema, The TM Technique, The Upanishads, The Brain Book, The Global Brain Awakens, The Creative Manager, The Consciousness Revolution, Waking Up in Time, e From Science to God.
Peter Russelll è stato moderatore e relatore in molte conferenze di livello internazionale, in Europa, Giappone e Usa. I suoi video “multi-image” The Global Brain e The White Hole in Time si sono aggiudicati premi e riconoscimenti in tutto il mondo. Nel 1993 il magazine ambientalista Buzzworm ha votato Peter Russelll "Eco-Philosopher Extraordinaire" dell’anno.
Tomoyo Nonaka - La necessità di essere globalmente “stralunati”
Nel mio piccolo giardino ci sono moltissime formiche che corrono qua e là a passo veloce - loro credono che questo giardino sia il loro pianeta. Se io dicessi loro che la terra si estende ben oltre il giardino ed è rotonda, a forma di palla, sono sicura che mi risponderebbero: “Ma smettila! Siamo troppo occupate a cercare cibo per perdere tempo dietro a follie da stralunati!”
Mi domando quanto, da un punto di vista di dimensioni cosmiche, siamo diversi, noi, dalle formiche del mio giardino.
C’è qualcuno che possa realmente pensare che la terra sotto i nostri piedi sta ruotando a 1600 km all’ora? C’è qualcuno che possa realmente credere che nel volgere di pochi anni raggiungeremo un punto di non ritorno?
Sfortunatamente, è estremamente difficile per molti esseri umani credere a qualcosa che non si può vedere, anche se è la realtà, ed è ancora più difficile cominciare a fare qualcosa senza essere fermamente convinti che sia assolutamente necessario per loro.
Su questo aspetto, non c’è differenza nel mondo degli affari. Molti business leader pensano che il successo dipenda dai risultati a breve termine, con guadagni immediati.
Quattro anni fa, quando non c’era grande interesse da parte dei leader mondiali sul cambiamento climatico e le sue conseguenze, io sono diventata la presidentessa di una delle maggiori aziende di elettronica consumer al mondo.
Ho creato una nuova corporate vision, ‘Think Gaia’, e orientato la mission aziendale verso lo sviluppo e la realizzazione di prodotti progettati per risolvere i nostri problemi ecologici e lasciare il nostro splendido pianeta in buone condizioni ai nostri figli.
Sono stata testimone di radicali cambiamenti in seno all’azienda nonché della sua evoluzione, a cominciare da una nuova consapevolezza nell’intero staff, iniziata da ingegneri e designer e poi diffusasi in tutti i gruppi, in tutte le divisioni.
Comunque, ho dovuto continuamente lottare con il management, con gli advisor finanziari e con gli investitori che insistevano: l’unico metro di misura valido per il successo è il far cassa e profitti a breve termine, cose ben più importanti della vision e della mission di contribuire al miglioramento sociale e alle possibilità per il futuro.
Nei due brevi anni in cui ho ricoperto questo ruolo siamo stati capaci di introdurre più di dieci prodotti presentati per la prima volta a livello industriale o mondiale. Non è stato necessario alcun nuovo, grande investimento in ricerca e sviluppo.
È stato necessario, per gli impiegati, acquisire una nuova consapevolezza, una sensibilità e un orientamento verso una mission condivisa, nutrire la volontà e il piacere di svolgere un lavoro positivo per il bene della società.
Questa evoluzione è stata il propellente per le strategie di sviluppo e di produzione che hanno portato sia all’ideazione di nuovi prodotti basati su tecnologie già esistenti e disponibili, sia alla creazione di nuove tecnologie.
Alla fine del 2008 la “fusione” finanziaria globale ha colpito le condizioni di vita di moltissime persone al mondo, inclusi gli abitanti dei paesi in via di sviluppo che non avevano nulla a che fare con la crisi. Le decisioni imprenditoriali e i comportamenti basati sul principio “i soldi sono tutto” e “l’unico modo di misurare il successo è in moneta” si sono dimostrati non solo errati, ma seriamente dannosi per la nostra società e il nostro pianeta.
Ma se il capitalismo economico è il diavolo, allora dobbiamo tornare al lavoro nei campi, all’agricoltura di base? O dobbiamo traslocare da Wall Street a Woodstock?
Qual è l’elemento veramente importante per far svoltare il nostro mondo?
La svolta, io credo, deve partire a livello individuale, nel momento in cui ogni individuo realizza quanto la sua vita e la sua raison d’être può cambiare, e quali sono le azioni necessarie da compiere nella vita in questa situazione — e quindi poi condividere la sua conoscenza e la saggezza con gli altri, così da poter lavorare insieme verso obiettivi comuni.
È il momento giusto per cominciare a darsi da fare e avviare un cambiamento globale, un “worldshift”.
Vorrei infine far notare che “stralunato”, in giapponese, significa “alfabetizzato cosmico”. Forse abbiamo bisogno di essere un po’ “stralunati” per poter risolvere i problemi del mondo. Perché, come Einstein ha detto, “non si può risolvere un problema con lo stesso livello di consapevolezza con cui è stato creato”.
Cenni biografici
Nel 1979 Tomoyo Nonaka era giornalista e anchorwoman per la NHK, la TV nazionale di stato in Giappone. Era curatrice di programmi quali 'Weekly Abroad', 'Sports and News', 'Sunday Sports Special'. Dal 1993 al 1997 ha condotto il popolarissimo 'World Business Satellite' a TV Tokyo. In aggiunta alle sue attività come giornalista, è stata membro di diversi comitati governativi giapponesi per i ministeri dell’Educazione, dell’Economia, del Commercio e Industria. Laureata alla Sophia University con un master in giornalismo, ha anche studiato giornalismo fotografico all’University of Missouri, Columbia, in USA. Inoltre, è stata nei consigli d’amministrazione di diverse compagnie, Asahi Breweries, Sumitomo Corporation, NTT Docomo, Nikko Citigroup, Unisys Japan.
Nel 2002 diviene Director of the Board e nel 2005 CEO della Sanyo Electric. Nella sua posizione, crea una nuova vision aziendale, 'Think Gaia', e comincia a ristrutturare diverse divisioni, orientandole alla nuova vision di Sanyo: diventare un’azienda leader per la risoluzione di problemi ambientali attraverso la tecnologia. Ha progettato un Evolution Plan di tre anni volto alla riorganizzazione del business portfolio e al risanamento finanziario.
In breve tempo Sanyo ha introdotto più di dieci prodotti ‘Think Gaia’, tra cui questi prodotti "world-first":
1) batterie Eneloop: batterie che possono essere ricaricate migliaia di volte.
2) Aqua: una lava-asciugatrice che riduce l’uso di acqua durante il ciclo da 200 litri a 8 litri, depurando poi l’acqua in uscita e impiegando il lavaggio ad aria attraverso tecnologie a ozono.
3) Enegreen: un modo innovativo per ridurre i consumi elettrici in condizionatori, frigoriferi, banconi frigo dei negozi e supermarket.
4) Virus-Washer: un depuratore d’aria che elimina fino al 99% dei virus aerobici, compreso quello dell’influenza aviaria, attraverso una tecnologia di elettrolisi d’acqua.
L’organizzazione no-profit The Gaia Initiative è stata fondata nel 2007 per richiamare non solo la Sanyo corporation, ma anche tutta la catena di stakeholder (aziende, cittadini, amministrazioni, altre organizzazioni) ad affrontare insieme i problemi di Gaia, il mondo vivente.
Nel maggio 2008, The Gaia initiative avvia una collaborazione con The Energy and Resources Institute (TERI) in India di Rajendra Pachauri, capo dell’IPCC e premio Nobel per la Pace 2007.
José Argüelles - Noosfera e il risveglio collettivo – il mondo si prepara alla svolta
“Il risveglio si realizza comprendendo che la confusione della mente è causata della perdita di contatto con la natura… Confida solamente nella verità e preserva la tua innata capacità di pensiero” - Maestro Chan Hongren, Treatise on the Supreme Vehicle.
L’attuale crisi globale nei suoi molteplici aspetti è, in definitiva, una crisi della mente e dello spirito umano. Di tutte le creature della Terra, solo la specie umana ha perso il contatto con la natura e vive distante dall’ordine naturale, causando un profondo e auto-distruttivo distacco da noi stessi. Perché è così?
Tra i molti fattori che contribuiscono al malessere umano e alla sua alienazione dalla natura, se ne può osservare uno inconscio e che li rappresenta tutti, che non solo tiene l’umanità distante dalla natura, ma la fa allontanare sempre più velocemente ogni giorno: un sistema auto-programmato che possiamo definire “tempo artificiale-meccanico”. Il resto degli esseri viventi sulla Terra - comunemente conosciuti come biosfera - vivono secondo i ritmi naturali del tempo; solo la specie umana vive secondo standard di tempo che si è auto-definita. Questo importante disordine percettivo si deve alla meccanizzazione del tempo, che risale a circa 400 anni fa, e che ora domina totalmente ogni aspetto della civiltà moderna provocando la crisi finale sia della globalizzazione sia del riscaldamento globale.
Tuttavia, non importa quanto l’umanità moderna si sia isolata in una bolla artificiale: resta comunque ancora parte integrale della biosfera.
Questa deviazione del tempo meccanizzato all’interno della biosfera ha prodotto un ordine sociale industrializzato e meccanicamente guidato da ciò che Lewis Mumford ha descritto come “il più potente allucinogeno umano”: il denaro.
Ad alimentare quest’abdicazione a favore delle macchine ha contribuito la filosofia dominante dell’èra moderna: “il tempo è denaro”. Nel volgere di poche centinaia d’anni la biosfera è stata stravolta dalla nostra specie in una corsa distruttiva. Per il raggiungimento di profitti, in cambio delle risorse del pianeta, si è creato, come derivato, una super struttura artificiale planetaria, la “tecnosfea”.
Nonostante i nostri sforzi di festeggiare l’Earth Day e sviluppare “tecnologie verdi”, viviamo nella tecnosfera che imprigiona la biosfera e la divora voracemente. Nella tecnosfera c’è un livello finale, la “cyber-sfera” – una noosfera virtuale che rende manifesta la nostra unità come organismo planetario, e nel contempo, crea una Torre di Babele elettronica, una confusione mentale di massa che può condurre verso una definitiva alienazione dalla natura.
Secondo la legge del tempo, il “disordine umano/ambientale”, causato dagli effetti auto-ipnotici indotti dall’artificializzazione del tempo, è definito periodo di transizione dalla biosfera alla noosfera. Questa transizione è caratterizzata da aumenti esponenziali di: meccanizzazione, consumi industriali, aumento della popolazione, rifiuti tossici e inquinamento, estinzione di specie animali, disordini sociali e dal ben noto fenomeno conosciuto come riscaldamento globale. Ci troviamo ora all’apice di questa complessa transizione climatica la cui trasformazione culminerà il 21 dicembre 2012.
Sappiamo, dal punto di vista della legge del tempo, che questa trasformazione senza precedenti ci sta preparando ad entrare in una nuova era geologica, l’era della noosfera. Verremo pertanto sottoposti ad un passaggio evolutivo assolutamente inevitabile. L’evoluzione del cosmo è una forza irrefrenabile - sta conducendo noi, l’intera eliosfera e la galassia, verso un altro ordine di realtà - che al suo termine tenderà al bene, poiché in natura l’evoluzione è mentale e spirituale.
La domanda alla quale ci troviamo di fronte è: come vogliamo affrontare questo cambiamento inevitabile? Anche se apparentemente sempre più persone vengono a conoscenza di questo termine evolutivo del 21 dicembre 2012, la gran parte dell’umanità è ancora avviluppata da briglie karmiche che la bloccano in un combattimento mortale. Se la noosfera è la sfera mentale dell’intero pianeta, allora non saremo tutti inclusi in questa mente planetaria? Come potrà succedere se prendiamo in considerazione l’alto tasso di ignoranza? Le masse si sveglieranno prima dell’arrivo della noosfera?
La chiave è l’educazione e la conoscenza delle reali cause del processo di accelerazione artificiale del tempo e della natura della mente umana. Come è già stato discusso, la mente umana con i suoi meccanismi ha già avuto un profondo impatto sulla geologia terrestre. Anche se ciò è stato fatto a livello inconscio. A tal proposito, la noosfera rappresenta il passaggio da un’incoscienza cosmica ad una coscienza cosmica. Nella fase conscia della noosfera, il nostro apporto sarà positivo e costruttivo. Ci trasformerà, e l’ambiente rispecchierà una super conoscenza e una fase super mentale di evoluzione cosmica.
Dal punto di vista planetario, potremmo dire che se fu una mente ottenebrata a creare e a rimanere immersa nella crisi, la soluzione è una mente illuminata. La mente illuminata è la noosfera. Se questo stato confusionale è la conseguenza dei programmi artificiali del tempo, uno stato illuminato sarà rappresentato da un ritorno alla vita in armonia e in sincronizzazione con i cicli naturali dell’ordine universale.
Se l’illuminazione deriverà dal ristabilire una connessione con l’ordine naturale, dovrebbe esserci una ben più grande illuminazione nel sapere che la mente umana ha perso il contatto con la natura per seguire la frequenza del tempo artificiale (12:60) che ha causato la disconnessione totale dell’ordine naturale. L’ordine naturale della realtà non è diverso dalla mente pura. Il venire a conoscenza di tutto ciò porterà al risveglio.
Pensando alla noosfera in questo modo, una cosa è certa. La civiltà così come noi la conosciamo non esisterà più. La causa che contribuirà alla fine dell’attuale ordine di cose sarà analoga a un CME (Coronal Mass Ejection) che azzererà ogni rete elettrica. Secondo la NASA questo avverà nel 2012, quando un’intensa attività solare disabiliterà l’intera griglia, evento che richiederà diversi mesi per essere riparato. Questo evento determinerà la fine del tempo artificiale e della sua struttura tecnologica di supporto, consentendo la naturale, seppur catastrofica, preparazione per l’avvento della noosfera.
Tuttavia, solo in questo modo la mente umana potrà avere l’opportunità di riconnettersi e di interagire telepaticamente con il campo elettromagnetico della Terra e del sole. Questo sarà il momento cruciale del cambiamento globale – un’alterazione massiva della coscienza umana. Conseguentemente, la noosfera si realizzerà come un campo d’armonia cosmica, volgendo il potenziale umano alla realizzazione della Terra come un’opera d’arte.
Alla luce di questo probabile scenario da “Ultimatum alla Terra”, un’educazione avanzata sulla natura della noosfera è eticamente obbligatoria. Questo processo educativo dovrebbe ovviamente offrire spunti di sopravvivenza come parte di una preparazione al risveglio di massa, che rimane l’obiettivo. La noosfera è l’ineluttabile obiettivo verso cui possono essere convogliate forze ora tendenti in altre direzioni. Il raggiungimento di questa meta, nel condurre il mondo fuori dalla confusione, è lo scopo del primo Noosphere World Forum: Envisioning Earth as Work of Art.
La funzione di questo Forum, nell’ambito degli eventi e progetti del Club di Budapest per il WorldShift 2012, è di fare da collegamento tra numerosi network e siti Web che stanno convergendo nella conoscenza della noosfera.
Tenendo in considerazione che lo scopo della legge del tempo è di rendere conscio ciò che è inconscio, partecipando a questi eventi l’intima conoscenza della noosfera si evolverà. Il luminoso network globale precognizzato da Pierre Teilhard de Chardin come genesi della noosfera avrà la sua piena realizzazione. Con uno sforzo sovrumano, il successo del Noosphere Forum e delle iniziative del WorldShift 2012 potranno assicurare all’umanità il passaggio attraverso il punto omega del 21 dicembre 2012 – l’Armonica Convergenza del 2012 - e l’ingresso in una Nuova Era, dove il tempo non sarà più denaro, bensì arte. Come gli antichi Maya hanno predetto, mentre il 2012 sarà la fine di un ciclo, sarà anche l’inizio di una nuova era geologica della Terra: la noosfera.
Cenni biografici
José Argüelles è nato da radici messicane-americane il 24 gennaio 1939.
Come artista ed educatore, Argüelles è autore di oltre 20 libri tradotti in più lingue, tra cui The Mayan Factor (1987) e Time and The Technosphere (2002). Si laurea alla University of Chicago in Art History and Aesthetics nel 1969, e da allora ha svolto lezioni in numerose università, da Princeton a California Davis, fino al Naropa Institute.
È uno degli ideatori dell’Earth Day, come fondatore del primo Whole Earth Festival, a Davis, in California, nel 1970. Come artista visuale, è co-fondatore di Planet Art Network (1983) per la pace globale, ridando vita al Peace Pact e il Banner of Peace di Nicholas Roerich (1935). Nel 2009 è stato nominato per la medaglia Roerich della Pace.
Ha organizzato la più vasta meditazione globale per la pace, la Harmonic Convergence, tra il 16 e il 17 agosto 1987.
Ma la sua più continua indagine l’ha dedicata alla matematica del calendario Maya, delineando la prima Legge del Tempo (1989). Nel 1994 fonda il World Thirteen Moon Calendar Change Peace Movement sviluppando diversi strumenti per una nuova esplorazione di concetti scientifici e della consapevolezza. Nel 2002, viene onorato da un consiglio di nove anziani di Teotihuacan, in Messico, per la sua attività di riscoperta delle antiche conoscenze. Per promuovere il calendario delle 13 lune, Argüelles ha organizzato numerosi congressi, seminari, tra cui un grande evento dedicato all’ambiente, il World Summit on Peace and Time (Costa Rica, 1999) e i due congressi di Brasilia, nel 1996 e nel 2006.
Nel 2000 ha creato la Foundation for the Law of Time, una organizzazione educativa non-profit che promuove la consapevolezza del legame tra la meccanizzazione del tempo e la discrasia con i ritmi naturali. Dirige inoltre il progetto Noosphere II e il First Noosphere World Forum. Ha lavorato, di recente, alla serie di sette volumi Cosmic History Chronicles.
C’è una relazione possibile tra la crisi economica avviatasi l'autunno 2008 e una latente crisi di valori? Sì. Mi sembra evidente che la gente è sempre meno attenta ai valori alti, e, dall’altra parte, presta troppa attenzione al denaro. Ciò credo abbia come conseguenza che sono sempre di più le persone che tentano di arricchirsi facilmente per trovare la felicità. Così si è creato una sorta di sbilanciamento: da una parte coloro che guadagnano, dall’altra coloro che non guadagnano. Alla fine sono convinto che tutto ciò si possa tradurre in una semplice frase: mancanza di moralità.
Per alcuni la via per la felicità sta nel cambiamento.Sicuramente è un’opinione interessante, ma personalmente non saprei affermare con certezza se il cambiamento possa o no essere una via per la felicità. Credo senza dubbio che la questione più importante sia essere in pace con la propria coscienza e fare il proprio dovere. Principi questi più che mai attuali e necessari, e solo apparentemente antitetici alla tendenza morale predominante. Alla fine di qualsiasi ragionamento credo che la felicità consista in una cosa: trovare la propria stabilità e riflettere su questa.
La passione per ciò che si fa è l’unico motore possibile per raggiungere degli obbiettivi? Molti affermano che la passione per ciò che si fa sia il volano, la spinta propulsiva per raggiungere degli obbiettivi. Credo che esistano tanti altri elementi che contribuiscono a determinare il raggiungimento di un risultato. Sono convinto che la passione non basta ma che serva tanto impegno, studio, lavoro, tenacia, e che soprattutto, senza dubbio, occorra il talento.
Spesso mi chiedono se la musica è una forza che può cambiare il mondo, e quindi da usare anche per scopi umanitari. Certamente è uno strumento, una possibilità di espressione, un’opportunità che va colta anche con fiducia, ma la musica non cambia le cose. Può fare del bene a un individuo, al singolo, ma non altro: un tempo sostenevo che se tutti suonassero finirebbero le guerre, ora non ne sono più così convinto.
Cenni biografici
Ermanno Olmi - La felicità è nella scelta dell’essenziale
Dopo la crisi ancora in atto dell’economia mondiale, nessun cambiamento significativo lascia intendere, da parte di tutta la classe dirigente, una leale volontà nel porre le basi di una nuova società civile che sia consapevole del rispetto dei più deboli secondo il concetto che affermi la giustizia sociale quale primo valore di una democrazia compiuta.
Invece, cosa sta cambiando rispetto alla recente truffa nelle trame del mondo finanziario? Nulla. Con nuove strategie di manovra si tenta di ripristinare il medesimo sistema che agisce sul movimento del denaro reale dei risparmiatori creando una ricchezza fasulla che al momento della verità dei fatti rivela il suo disegno criminale.
Poiché di crimine si tratta, in quanto il risparmiatore non ha alcuna possibilità di garanzia per difendere il suo risparmio.
Ribadisco, non è partito alcun cambiamento, ma solamente un camuffamento della medesima vecchia frode.
Sono le persone che possono contribuire positivamente al cambiamento. Come? Riordinando la priorità dei valori che danno significato alla vita di ciascuno di noi, come l’affermazione contenuta nell’e-book di Ervin Laszlo e Marco Roveda: “la via per la felicità è nel cambiamento”.
Sì, è questa una sollecitazione che vale per tutti e per tutto.
Ma per “raggiungere” la felicità occorre innanzitutto liberarci dal superfluo, che è una falsa felicità.
La felicità non è un traguardo che sta lì immobile ad aspettarci. La felicità è come un lampo che schizza via da ogni parte, più veloce di ogni nostro pensiero che tenta di afferrarla per sempre; e allora bisogna essere molto accorti nel saperne sfiorare almeno qualche guizzo. Uno dei modi oggi possibili è quello di convertirci a una ragionata povertà. NON una povertà miserevole, ma una povertà come libera scelta dell’essenziale, una povertà che restituisce al necessario il gusto della riscoperta dei beni più preziosi.
L’amore non è ancora stato sconfitto dalla pratica dell’odio. Anche se ogni confronto di idee, di razze, di religioni diventa motivo di conflitto cruento e nelle piazze si celebrano riti di violenza e di morte. Sono certo che la causa di tutto questo covi nelle molte solitudini smarrite nel vuoto di fiducia.
Ma domandiamoci dove sono finiti questi riferimenti della fiducia! Non ci sono più nelle grandi istituzioni dello Stato, come la giustizia sociale, la cura dei più deboli, la scuola, che viene dal buon esempio degli adulti. Anche le grandi istituzioni private che manovrano la finanza e l’economia potrebbero proporre un nuovo concetto di ricchezza che sia anche civiltà. Ma verrà il giorno in cui la storia ci costringerà ad affrontare scelte che non avranno più margine di errore. Quindi, senza ritorno.
Tuttavia non perdo la speranza, che è la madre della fiducia. Penso che molto spesso la causa delle nostre delusioni e scoramenti sia dovuta al fatto che guardiamo dalla parte sbagliata. Ossia, a realtà “riprodotte e artefatte”, che altri ci propongono per le loro convenienze invece di guardare coni nostri occhi direttamente nella vita che scorre accanto a noi.
Cenni biografici
Si trasferisce giovanissimo da Bergamo a Milano per iscriversi all'Accademia d'Arte Drammatica seguendo i corsi di recitazione. È impiegato presso la EdisonVolta (dove già lavora la madre) dove organizza il servizio cinematografico dirigendo, fra il '53 e il '61, una trentina di documentari, tra cui “La diga sul ghiacciaio”, “Tre fili fino a Milano” e “Un metro è lungo cinque”. Emerge una delle sue cifre filmografiche, l'attenzione per l'uomo all'interno di strutture create dall'uomo stesso.
Debutta sul grande schermo con “Il tempo si è fermato” (1959), dove narra l'amicizia fra il guardiano di una diga e uno studente. Influenzato dalle sue origini povere e rurali, il regista offre una visione di privilegio per gli umili, persone semplici che vivono in costante rapporto con la natura e, spesso, sono vittime della solitudine dell'uomo. Conquista i favori della critica con “Il posto”, su due giovani alle prese con il loro primo impiego. L'attenzione per il quotidiano, per le cose della vita di tutti i giorni viene ribadita anche ne “I fidanzati” (1963), pellicola legata al mondo operaio, seguita da “E venne un uomo” (1965) con Rod Steiger, biografia di Papa Giovanni XXIII. Olmi firma il suo capolavoro con “L'albero degli zoccoli” (1977), ambientato in una cascina vicino a Bergamo alla fine del secolo scorso, che merita la Palma d'Oro e il Premio Ecumenico della Giuria al Festival di Cannes, il César per il miglior film straniero, i Nastri d'Argento per la miglior fotografia, regia, sceneggiatura e soggetto originale. Nel 1982 torna sul grande schermo con “Cammina cammina”. Fonda la scuola di cinema Ipotesi Cinema a Bassano del Grappa, torna a girare documentari per la Rai e qualche spot tv, e riceve per “Milano” il Nastro d'Argento come regista del miglior corto.
Il ritorno al lungometraggio è per “Lunga vita alla signora” (1987). Vince il Leone D'Oro con “La leggenda del santo bevitore”, tratto da Joseph Roth, con Rutger Hauer. Trae dal racconto di Dino Buzzati "Il taglio del bosco" il fiabesco “Il segreto del bosco vecchio” (1993), con Paolo Villaggio. A metà degli anni Novanta dirige l'episodio della “Genesi” del progetto Rai “Le storie della Bibbia”. Sette anni dopo dirige il successo internazionale “Il mestiere delle armi” che gli vale ben 9 David di Donatello nel 2002: Miglior Film, Miglior Regista, Migliore Sceneggiatura, Miglior Produttore, Miglior Fotografia, Miglior Montaggio, Miglior musica, Migliori costumi e Migliore Scenografia. Nel 2003 si reca in Cina per “Cantando dietro i paraventi”, una storia pacifista di pirati e scorrerie per cui scrittura il solo Bud Spencer tra gli attori occidentali. Il 2005 lo vede impegnato nella realizzazione, insieme ai registi Abbas Kiarostami e Ken Loach, del film “Tickets”, mentre del 2007 è il suo ultimo lavoro cinematografico (il regista ha infatti annunciato che si occuperà in futuro solo di documentari), “Centochiodi”, con Raz Degan. Nel 2008 è insignito con il Leone d'Oro alla Carriera della Mostra del Cinema di Venezia.
Leonardo Di Caprio - Lo star system verso la consapevolezza
Dobbiamo cambiare mentalità, capire che l’imprenditoria ecologica, le sue idee, le sue rivoluzioni tecnologiche contribuiranno a costruire nuovi rapporti economici e, soprattutto, salveranno il mondo.
In un’intervista al mensile ‘Style’ del ‘Corriere della Sera’ ho detto che ogni volta che paghiamo per qualcosa, sosteniamo il business: dobbiamo chiederci se aiuta l’ambiente o no. Sarebbe bello non doverci preoccupare di queste cose, ma viviamo in una società di mercato. Una cosa certa è che il futuro deve orientarsi verso un business eco, che oltre a creare lavoro offre identità e impegno ai giovani. Bisogna mettere insieme denaro ed etica, futuro e civiltà. Anche nel cinema.
Certo, se una star promuove l’ambiente, ha una certa influenza e può anche rendere il pubblico più cosciente, più consapevole. E’ stupido? Io dico ben venga uno star system che influenza la gente in questa direzione!
Personalmente essere un paladino dell’ambiente mi ha reso più deciso in ogni cosa, capace di andare avanti, di interrompere relazioni e amicizie giunte a un punto di inutilità. Le cause giuste aiutano ad uscire da spirali di incomprensione e da ogni insicurezza. La mia vita non è solo la mia carriera: essere parte della causa verde mi ha dato energie, rendendomi anche più ottimista. Non si può essere cinici se si capisce che la lotta per l’ambiente è una lotta per tutta l’umanità.
In occasione della presentazione del film ‘Shutter Island’ a Roma ho ribadito che sono ormai più di 13 anni che mi interesso della questione ambientale, ma ciò che ho percepito è che solo dopo la proiezione del docu-film ‘Una scomoda verità’ di Al Gore la cultura ambientalista ha iniziato ad avere la visibilità e la forza necessarie a stimolare cambiamenti nella società. Molte persone nel settore delle organizzazioni no-profit avevano già da tempo denunciato i disastri causati dal riscaldamento globale, ma solo dopo ‘Una scomoda verità’ l’opinione pubblica ha percepito quel problema come “serio”. Bisogna rendere merito ad Al Gore di essere riuscito a raccontare in modo semplice e conciso certe urgenze, utilizzando l’efficacia del linguaggio cinematografico e aprendo così gli occhi delle persone. Bene, ora ci accorgiamo che abbiamo un sacco di cose da fare e che dobbiamo farle in tempi rapidi. Io per primo mi sono impegnato e continuerò sempre più ad impegnarmi.
Il denaro non può comprare la felicità: può permettere di acquistare tante cose che si desiderano, ma non tutte. Non bisogna cadere nella trappola dell’eccesso. E io devo dire di avere più che a sufficienza in termini di denaro. Oggi i soldi sono utili anche per l’ambiente, perché se non ci fosse il progresso economico non ci potrebbero essere progressi nel settore delle tecnologie verdi che permettono di fare qualcosa di concreto per l’ambiente.
Cenni biografici
Nato nel 1974 a Los Angeles, inizia sin da giovanissimo la carriera di attore, iniziando dalle pubblicità per giungere alle serie televisive e al cinema. Molti sono i film nei quali recita, ma quello che lo conduce all’apice del successo tra il grande pubblico è sicuramente ‘Titanic’, del 1997. Il suo ultimo lavoro è ‘Shutter Island’ con la regia di Martin Scorsese.
E’ da anni impegnato per la causa ambientale ed è un grande sostenitore del business ecologico. Il suo impegno risale a ‘The Beach’ del 2000 e a ‘Blood Diamond’ del 2006. L’anno successivo scrive e produce il documentario a sfondo ecologico-ambientale ‘L’undicesima ora’.
Oggi guida una Prius, ha acquistato il suo appartamento newyorkese in un grattacielo sostenibile e ha comparato un’isoletta a largo di Belize nella quale sta costruendo un eco-resort.